lunedì 29 aprile 2013

Predappio, da punti di vista

Pubblicato da Lì alle 2:33 AM 0 commenti
Cosa accade nelle domeniche di fine aprile? beh...quando il tempo è bello, nella mia zona, si comincia ad andare al mare. Oggi il sole non voleva saperne di far capolino dalle nuvole e la temperatura era così piacevole che non me la sono proprio sentita di stare a casa! così ho passeggiato beatamente fra le zone che circondano la mia cittadina, esplorandole con un occhio da turista. Tutto può essere ammirato, anche quando lo si vede tutti i giorni. Oggi la mia visita è toccata a Predappio. Il mio entusiasmo mi aveva spinto in questo paese a causa delle note "bancarelle della caritas" in cui speravo di trovare qualcosa di utile, interessante o vintage (obbiettivo raggiunto!) ma ecco che, come sempre, mi sono ritrovata a vagare con lo sguardo altrove.
Ho scoperto bellissimi monumenti a cui non davo attenzione in precedenza e che invece sono gonfi di un passato glorioso e di una storia inestinguibile.
Per chi non la conosce, Predappio è il luogo di nascita di Benito Mussolini, con pro e contro si respira ancora l'aria carica di aspettativa che, inevitabilmente, questo personaggio ha lasciato dietro di se.  Mussolini è stato capo del governo fascista, nel 1922 instaurò la dittatura fino alla fine della seconda guerra mondiale. Non solo, Predappio è legata a un altro nome Adone Zoli, un personaggio di spicco antifascista che lottò per  la liberazione e diventò il sesto presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana. 

A Predappio tre cose salteranno subito all'occhio;

!)Prima, la gente strana. Siete in un paese, non potete sperare di passare inosservati! quindi non spaventatevi se vi fisseranno tutti.
!)Seconda, non allarmatevi per i singolari "negozi di souvenir" che paiono invece un inno al fascio e alla dittatura. 
!)Terza, strade pulite e bellissimi monumenti. 

Percorrendo il viale principale si arriva a piazza S. Antonio, in cui troverete dritto di fronte a voi, la Basilica di S. Antonio nel 1931 Rachele Mussolini partecipò alla cerimonia in cui venne posata la prima pietra della basilica, in seguito venne ultimata nel 1935.


 Basilica di S. Antonio














Un altro monumento che mi è piaciuto davvero molto è Palazzo Varano, ospita il municipio ed è circondato da un ampio parco comunale. Il palazzo è stato residenza del dittatore per circa venti anni dalla sua nascita, vi è una scalea di accesso progettata da Florestano Di Fausto nel 1929. Interessante notare che vista dall'alto della torre del palazzo, la scalinata assume la forma di una freccia che punta verso Rocca delle Caminate, residenza estiva di Mussolini.



Palazzo Varano




















Un "simpatico" negozietto di souvenir!











!) Curiosità: esiste il "gelato del Duce" fatto interamente di cioccolato fondente ma con acqua al posto del latte, in tal modo il gelato è di un colore quasi nero... WTF??





giovedì 18 aprile 2013

La prossima meta...ha 203 anni

Pubblicato da Lì alle 4:51 PM 2 commenti
Il cambiamento, che bella parola! (Sostantivo!) quanti di noi vengono travolti dal cambiamento? Lo si evita agevolmente, si preferisce il saldo e rassicurante terreno in cui siamo aggrappati, poco importa se è grattato dal tempo. Del resto quali qualità bisogna avere per fare un salto nel vuoto? Essere matti! o semplicemente vivi.

Un aiutino per il mio prossimo cambiamento. Ha esattamente 203 anni (In verità molti di più!), una passione per gli stranieri e questa è una delle sue foto-profilo migliori!

Per chi indovina offro un gelato panna e cioccolato...



mercoledì 10 aprile 2013

Noi, della miseria e della nobiltà.

Pubblicato da Lì alle 9:11 PM 0 commenti
Trovare il lato positivo di un guasto tecnico che costringe il treno, in cui sei prigioniera, ad arrestarsi nel bel mezzo del nulla, è possibile. Quando è successo a me, la rabbia e l'impotenza dinanzi al fatto, si sono trasformate in qualcosa di più costruttivo. Quel giorno era cominciato davvero male; mi ero svegliata tardi, avevo saltato colazione, ero vestita a strati e non avevo badato molto alla compatibilità di colori fra maglia e pantaloni. Il treno era fermo e io cominciavo ad annoiarmi, quando mi annoio divento insopportabile, osservavo il mio vicino di posto. Era un tipo alto, slanciato con un viso pallido e vestito di tutto punto. Il mio spirito di osservazione viene ripagato spesso dalla capacità di comprendere chi mi ritrovo davanti; era un ragazzo ricco, sicuramente maturo e con un brillante curriculum. Sebbene io abbia sempre avuto agevolazioni economiche, non ho mai amato ostentare quello che ottenevo e spesso, avevo pregiudizi nei confronti di quelli che, con disprezzo, chiamavo "figli di papà". Tuttavia ho avuto la capacità d'ignorare questa mia inclinazione e presentarmi al vicino, che ne frattempo, osservava il paesaggio al di fuori del finestrino, con lo sguardo smarrito. Dopo le presentazioni e una breve introduzione di competenze personali, io e il ragazzo avevamo portato il discorso a temi più ampi. Presto si era reso conto del mio più grande difetto, la mancanza di diplomazia, quando mostravo con i toni accesi e aspri il rancore che possiedo nei confronti del nostro mondo e della nostra realtà culturale tutta votata a favore di chi detiene il denaro.
«Non è un paese per poveri!» dicevo con rabbia, 

Inizia tutto dalla fine delle scuole superiori, chi ha i soldi può andare all'università, chi non li ha deve lavorare! guadagnarsi il pane. Magari un povero ha anche la voglia di farsi una cultura, quindi se è fortunato, lavora e si paga gli studi. Ne consegue che non avrà mai molto tempo per studiare, i suoi voti non saranno particolarmente eccellenti, poi cosa succede? si laurea a una triennale. Mettiamo caso che voglia continuare il suo percorso, i Master? non sono nemmeno considerabili visto l'elevato costo, in più c'è una selezione così stretta per la maggior parte che risultano essere "inaccessibili" per chi ha sputato sangue per ottenere un bagaglio culturale che, paradossalmente, è "limitato" per le credenziali richieste da alcuni. Esistono le borse di studio no? bene, quelle di merito e di reddito, in numero limitato, non sempre ottenibili e soprattutto non sufficienti per coprire tutte le spese. 
Cosa succede? che il ragazzo ricco potrà permettersi l'università non lavorando e quindi, puntando a un voto più che eccellente, avendo una maggiore disponibilità temporale da dedicare allo studio, potrà andarsene frequentemente all'estero, conseguire facilmente certificati di lingua, uscito da una triennale potrà permettersi il Master e, sicuramente, avere un curriculum curato e pronto per la prima azienda che lo considererà maggiormente rispetto agli altri. 

Sono passati tre anni, da quel discorso e dal guasto del treno (si, ce ne sono stati altri mille!). 
Quel ragazzo pallido ora, è un mio grande amico. Entrambi ci ritroviamo laureati, con un voto pressoché similare, lui è ricco io mi ritengo appartenente alla fascia media di reddito. 
Lui farà un Master, io una magistrale, ma entrambi abbiamo sperimentato le tante porte in faccia da quel mondo lontano e impalpabile che chiamano "lavoro".

Che la crisi abbia portato la meritocrazia? 






martedì 2 aprile 2013

Semi di zucca e amore

Pubblicato da Lì alle 2:44 PM 1 commenti
Ho uno speciale legame con i semi di zucca. Li avete mai assaggiati? Sono uno spuntino ideale ricco di omega 3, ferro, zinco, proprietà antinfiammatorie [...] Ma la cosa che più m'interessa è che fanno bene al cuore. Non li mangio spesso, solo in precisi "stati" della mia vita, ogni volta che devo riflettere su qualcosa di grande o che mi sconvolge emotivamente. In questi casi, esco, prendo la mia bici, mi dirigo al supermercato e afferro il primo sacchetto di semi che trovo. Poi torno a casa, mi siedo sul tappeto e comincio a mangiare con foga, non facendo troppo caso alle bucce dei semi. Pochi giorni fa gli avvenimenti mi hanno portato al solito supermercato e al familiare sacchetto di plastica trasparente, ero ferma a uno dei famosi: "bivi della vita", con la differenza che di strade non ce ne erano solo due. Questo mi ha messo in crisi profonda così, per la prima volta, ho comprato due sacchetti di semi di zucca (convinta non potessero bastare). Il mio pensiero si è spostato dalla dura decisione da prendere a tutti ragazzi che mi hanno fatto rabbrividire almeno una volta. Mi sono accorta che ognuno aveva un suo modo di rapportarsi con me e "una frase tipica" che usava quasi sempre, come un disco e che, al tempo stesso, ne metteva in luce le peculiarità del carattere.
Il primissimo, un ragazzo viziato e complicato, usava sempre la stessa frase: "Ma cosa dici?" non si stupiva mai di nulla, per lui tutto era statico e conosciuto, era inevitabilmente convinto che ogni essere vivente gli ruotasse attorno, venerandolo. Non poteva mostrare questa sua attitudine in pubblico, quindi cercava di riempire e sollevare la sua innaturale indolenza con questa frase, che ripeteva continuamente, fingendosi interessato ai discorsi altrui e consapevole dell'esistenza di un mondo al di là del suo pensiero.
Poi, c'era l'immancabile: "Non fare la bambina", in realtà il nostro rapporto avrebbe potuto essere definito in molti modi, non certo normale. Lui era un ragazzo bello, pieno di sé e di donne. Per un certo periodo ho creduto davvero potesse funzionare, ma ironia della sorte, lui ha continuato a fare l'adulto e io, la bambina.
Un brivido d'eccezione lo ha fatto nascere un tipo particolare, con idee tutte sue, un modo di vita alternativo che non credevo possibile e che per poco tempo, mi ha fatto vedere nuove realtà. La sua frase preferita? "Tu non ti rendi conto", sebbene non ci conoscessimo per niente, litigavamo come una vecchia coppia di sposi, fin dall'inizio non siamo riusciti a trovare un punto neutro in cui sventolare una bandierina bianca; ognuno diceva la sua, ognuno aveva ragione.
Curioso è stato il periodo in cui ho conosciuto il famoso "Te lo prometto", una frase che avrò sentito centinaia di volte, ma il ragazzo che la usava più spesso, lo faceva con attenzione. Era in grado di fare almeno cinque promesse al giorno, paradossalmente le manteneva tutte. Aveva tanti difetti, era volubile e irrimediabilmente individualista, ma ogni volta che usava queste tre, semplici parole, io ero tranquilla e aspettavo. Il guaio arrivava nel momento in cui cercavo di fargli promettere cose che non avrebbe mai potuto darmi.

Se siete ancora interessati alle proprietà dei semi di zucca, leggete QUI
E se dovete risolvere un problema di vita, andate al primo supermercato (scaffale frutta secca!)



!) Cartone francese, la canzone? "A quoi ca sert l'amour" (Edith Piaf) interpretata assieme al marito (Théo Sarapo) anno 1962




martedì 19 marzo 2013

I'm a woman in love...

Pubblicato da Lì alle 4:58 PM 0 commenti
Sarà l'avanzare dell'età ma sto diventando un poco sentimentale negli ultimi tempi! in realtà fa bene essere dolci ogni tanto, soprattutto verso se stessi, mettere da parte la corazza che ci siamo costruiti per combattere contro il mondo, concederci una pausa, una boccata di ossigeno, un bicchiere di vino (per chi è astemio; un'aranciata) ascoltando qualche canzone dimenticata e che stringe il cuore. Non badate a tutti gli impegni e problemi che avete; al vostro amico che non vi parla da anni, a quel maledetto progetto da realizzare, all'esame terribile da preparare, a vostra madre che vi tortura, agli anni che volano via, alla felicità che sembra perduta, ai sogni che non realizzerete mai [...]. Spogliatevi, mettetevi comodi, respirate e tirate fuori quella vecchia canzone che vi rende nostalgici ma terribilmente dolci.
Oggi, per me, quella canzone è Woman in love di Barbra Streisand, che oltre ad essere una grande attrice, è "l'artista femminile ad aver venduto il maggior numero di dischi negli Stati Uniti".
Ho pochi idoli nella mia vita, ma tante persone reali a cui ispirarmi e volgere il mio sguardo. Una di queste è sicuramente Barbra Streisand, forse per le qualità che io stessa le attribuisco; l'intelligenza, la sensibilità e l'essere eclettica.

Dedico questa canzone, questo bicchiere di nonsochecosa e questa nostalgia; a una notte fredda, a uno sguardo impertinente e alla gioventù di quell'attimo.

!) Sapevi che...  Il brano è stato scritto da alcuni esponenti dei Bee Gees (Barry, Maurice e Robin Gibb) ed è estratto dall'album Guilty del 1980.
In una trasmissione di American Top 40, un programma radiofonico, si dichiarò che la nota della Stresaind era la più "lunga" tenuta in una canzone al primo posto in classifica (non si sa se in realtà questa considerazione derivasse da veri e propri dati di fatto)



Woman in love
Life is a moment in space 
When the dream is gone 
It's a lonelier place 
I kiss the morning goodbye 
Down inside, you know we never know why 
The road is narrow and long 
When eyes meet eyes 
And the feeling is strong 
I turn away from the wall 
I stumble and fall 
But I give you it all 

I am a woman in love 
And I'd do anything 
To get you into my world 
And hold you within 
It's a right I defend 
Over and over again 
What do I do 

With you eternally mine 
In love there is no measure of time 
We planned it all at the start 
You and I live in each other's heart 
We may be oceans away 
You'll feel my love 
I hear what you say 
No truth is ever a lie 
I stumble and fall 
But I give you it all 

I am a woman in love 
And I'd do anything 
To get you into my world 
And hold you within 
It's a right I defend 
Over and over again 
What do I do 

I am a woman in love 
And I'm talking to you 
You know I know how you feel 
What a woman can do 
It's a right I defend 
Over and over again 

I am a woman in love 
And I'd do anything 
To get you into my world 
And hold you within 
It's a right I defend 
Over and over again



!) VEDI ANCHE: L'uccello del Paradiso




lunedì 4 marzo 2013

Un mese fuori, Residence o Famiglia? Liverpool

Pubblicato da Lì alle 4:12 PM 0 commenti

Io ero un accanita sostenitrice delle Famiglie all'estero.
«Si, io vado in famiglia, solo lì imparerò l'inglese come si deve!»
Queste le mie parole prima di partire per il mio mese d'avventura. Ecco come ho cambiato velocemente idea;

Arrivata a Lvp ero alquanto spaesata, pioveva a dirotto, vento gelido e io, con i miei vestitini di cotone che già erano troppo pesanti per il caldo estivo italiano, mi sono ritrovata zuppa e tremante di freddo.
Ero davvero impreparata. Insomma sapevo che in Inghilterra piove sempre e blablabla... ma lo credevo un...come si dice...un assurdo Cliché.
Ecco servita la mia spavalderia.
Quando ero in Italia (giusto 2 giorni prima di partire) avevo scoperto che la mia famiglia ospitante, si trovava a ben 30 minuti dal centro di Liverpool, in un paesello chiamato Walton.
Non mi ero fatta troppe domande né mi ero preoccupata troppo, pensando che in qualche modo (come sempre) me la sarei cavata cercando un Bus.
Errore madornale...perché arrivata non sapevo proprio che pesci pigliare, mi trascinavo con una valigia troppo pesante (colpa di mia mamma!!) lungo il centro, fino a che come un miraggio, nel cielo plumbeo e con l'alluvione che mi oscurava la vista, ecco che poco lontano c'era il famoso "Information point" (completamente inutile visto che non capii assolutamente NIENTE delle indicazioni dello Scouser) Ero depressa, frustrata e maledivo la mia buona stella che sembrava avermi abbandonato in una terra sconosciuta. Pensai con nostalgia al sole caldo, al mare verde e puzzolente della mia città, quello di Liverpool mi pareva tanto un "mare nero".
Dopo vari tentativi, con la mia cartina inzuppata e numerosi su e giù tra la stazione dei Bus e quella del treno, io e la mia amica (due piccole Indiana Jones senza bussola né regole), ci arrendiamo e chiamiamo un Taxi. Ero talmente messa male con il "mio inglese" che mandai avanti lei per parlare con il tassista, che a modico prezzo, ci trasportò sollevate prima a casa sua poi a casa mia.

La mia casa era a pochi passi dalla fermata del famoso Bus 12, che non ero riuscita a trovare (lui trovò me), era piccola, seguita dalle mille case-gemelle che le stavano ai fianchi.

!)La mia Famiglia (il cibo)
Non erano cattive persone, solo un poco troppo "perbene" per una disordinata come me. E cosa peggiore di tutte, erano vegetariani.
Io, abituata al buon cibo, alla mia amata cucina italiana, agli spaghetti, alla piadina, ai tortelli, alla fiorentina (quella poco cotta, alta due dita e grondante di sangue), dovevo abituarmi ai loro piatti (solo primo o secondo senza pane) che consistevano: o in quattro maccheroni mosci immersi in qualcosa che poteva essere pomodoro, o qualche verdura lessata e talmente priva di nutrienti che sembrava plastica, oppure mi rifilavano un Cuscus dal sapore orrendo e dal gusto amaro e piccante (una vera tortura, lo buttavo sempre, mi spiace, ma non ce la facevo proprio a mangiarlo!).
Poi due bicchieri d'acqua dal rubinetto e ognuno per sé, Dio per tutti!.

Morivo di fame! tutte le notti era un concerto nel mio stomaco, che, abituato al primo, secondo, contorno, dolce, sorbetto, caffè e ammazza caffè si sentiva "dimenticato".
Molto meglio capitò la mia amica, la sua family la rimpinzava di pollo e patatine ogni giorno e lei era bella che contenta con il suo pancino pieno! mentre io la chiamavo disperata, lei mi elencava tutte le pietanze che le avevano offerto. Se ci ripenso sto' ancora male, mi viene fame di nuovo...aspettate prendo qualcosa dal frigo...
La fatidica notte di metà settimana, sentivo che non potevo resistere... dovevo mangiare! era una necessità! così eccomi scendere le scale per andare a prendere solo pochi pezzi di pane e portarmeli su in camera.
In realtà una volta in cucina persi la testa! presi 5 fette di pane, 2 fette di torta, latte e cereali.
Fino a che non mi feci "beccare" dalla mia "mamma" mentre mi rimpinzavo come un maiale al di fuori dei pasti concessi. (ha avuto il buon cuore di non dirmi nulla)
Ma il giorno dopo nella notte, spinta ancora dai morsi della fame, ecco che scendo le scale e...... BIIIIIIIIIIIIIIPPPPPP
Il suono acuto di quel maledetto allarme che suonava all'impazzata per tutta la casa mi ha fatto strillare e correre come una pazza in camera mia sbattendo la porta.
Si, ora ci rido sopra, ma mi sentivo come un piccolo ostaggio messo a dieta nella mia piccola fredda stanzetta in quel paesino dimenticato da Dio.

(L'allarme)
E' stato davvero l'incubo di quei giorni nella mia host family ogni giorno mi lasciavano un biglietto in cui io dovevo comprendere come attivarlo e quando farlo.
 Loro se ne andavano la mattina e io rimanevo in casa da sola, con quell'incubo da impostare non appena uscivo.
Non può essere così difficile (direte voi) impostare un allarme... Sono d'accordo, ma quello era anteguerra, vecchio di cent'anni, datato, aveva un modo tutto suo complesso d'istallarsi e di sicuro non avevamo nessun feeling.
La prima volta che lo impostai sudai freddo, perché qualcosa andò storto e questo si mise a urlare a gran voce e non so nemmeno come feci a farlo tacere.
La seconda volta Il mio "padre" mi spiegò con pazienza e io GIURO di aver fatto tutti i passaggi da lui illustrati ma si mise a suonare comunque.
Una volta entrai in casa, non c'era nessuno e non ricordavo il codice per disattivarlo! (prima o poi sarebbe arrivata la polizia, qualcuno l'avrebbe chiamata!) Nell'ultimo tentativo lo lasciai suonare, chiusi la porta e me ne andai a scuola (Ci pensò l'antipatica della mia coinquilina!)

(Gli orari)
Quando vivi in una Host Family, hai degli orari, che tu sia maggiorenne o meno! per mangiare, per rincasare alla sera, i tempi interminabili del bagno... (si perché avevamo un bagno in quattro e io ci potevo stare pochissimo uscivo mezza insaponata e mezza truccata)
Poco male per me e la mia amica, abitavamo talmente lontane dal centro e l'una dall'altra (45 minuti) che non potevamo nemmeno uscire!
Quindi fui contenta alla fine della prima settimana, di raccogliere i miei effetti, le mie mele (comprate per attenuare la fame) le mie cose sparse per la stanza (non tollerate dalla perfezione immacolata della casa)  e andarmene prendendo per l'ultima volta il Bus 12  e salutando le carote mosce e l'allarme impazzito.

!)Residence
Le cose andarono di certo meglio nel mio Residence. Cerco sinteticamente di elencare i vantaggi:

PRO
-Privaci assicurata (a parte la cucina condivisa e in taluni posti anche il bagno, ma non è così male)
-Cibo come, quando e quanto vuoi! (quanti fagioli, quante patate....)
-Amici nuovi (di ogni nazionalità! noi eravamo in 4, tralasciando la coppia di turchi che venne a distruggerci il divertimento!)
-No Orari (5.00 di mattina assicurate!)
-Ubicazione nel centro
-Party e cene di gruppo
-Freedom

CONTRO
-Non sai con chi capiti (io sono stata abbastanza fortunata)
-Dormi poco (soprattutto se è la stagione degli amori per i gabbiani!)
-Devi comprarti e cucinarti il cibo da sola (ma è un ottima esperienza sia per il risparmio che per la pratica culinaria!)

Altri non me ne vengono in mente, io sono stata davvero bene in Residence, se farò un altra esperienza del genere mai più famiglia!

!)Prezzi?
Di solito non variano molto fra Residence e host family
Nel mio caso, la Family costava poco di più solo perché era mezza pensione! (se siete bravi si risparmia molto di più con il Residence!)


!)VEDI ANCHE:
- Cosa devi vedere a Liverpool
- La città degli Scousers
- Fab Four
- Come ci vedono gli stranieri?



Le foreste Casentinesi

Pubblicato da Lì alle 3:27 PM 0 commenti
Oggi ho deciso di rendere giustizia al mio paese, alla mia Italia, alla mia regione! l'Emilia Romagna. In particolare a una delle mie mete preferite: Le foreste Casentinesi.

Intanto, dove si trovano? nella mappa sotto potrete farvi un'idea sulla collocazione nel territorio italiano
Il Casentino è una della quattro principali vallate in provincia di Arezzo, Il complesso di centri abitati e luoghi naturalistici stupefacenti, si estendono per una superficie di circa 800 km.




























In questa valle, scorre il primo tratto del fiume Arno, che nasce dal Monte Falterona (1654 m), che assieme al Monte Falco (1658 m), costituisce il limite della vallata, ai confini con la Romagna.

Personalmente amo molto la riserva naturale di Campigna, (provincia Forlì-Cesena) dove mi reco spesso in inverno per sciare, ciaspolare (tipica camminata con comuni racchette da neve) o godermi il sole e il fresco in estate, magari rispondendo alla mia voglia di "fare" andando a cavallo.
Uno dei siti naturali che amo di più non c'è che dire, questo per specificare che l'Italia è un contenitore di luoghi meravigliosi, nei confronti dei quali gli stranieri, (o gli stessi italiani) ne ignorano l'esistenza!



Campigna 2013



!) Cosa significa "Ciaspolada"? consultare l'articolo: Total free magazine






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