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venerdì 4 novembre 2016

Madrid e la scarpina "hecha a mano"

Pubblicato da alle 11:58 AM 0 commenti

Stamattina ero felice, si, anche se le temperature si sono abbassate e metà Madrid è partita per disfrutar del ponte del 1 novembre e io, invece, mi sono alzata in ritardo con i capelli da lavare e sono corsa tutta infreddolita e stravolta a lavorare, ero felice comunque.
Ancora lo sento quel ticchettare lieve delle mie nuove scarpe, stupende, preziosissime, modello parigino dove si può cambiare il tacco, ¡tac! Divento una stanga di un metro e settantaquattro, ¡tac! Il tacchetto più basso mi da' un'aria così chic! 
Sorridevo con in testa questa canzone (no, non è il mio posteriore)


Poi arrivo in ufficio e sono tutti di cattivo umore, e il mio sorrisino un poco s'inclina, ma non importa. Ticchetto tutta allegra, mentre mi piazzano due riunioni da fissare, tic tic tic, tre testi da tradurre, una presentazione da sistemare... Tic tic tic... Ma che importa! 
Tic tic tic, faccio in giro per l'ufficio, 
Quanto sono belle le mie scarpe? Entra una ragazza per la riunione e le ammira due tre volte indirettamente, poi, curiosa, mi chiede dove le ho trovate delle scarpe così eleganti. Io
Mi gonfio come un pavone e le mostro la praticità e il segreto nascosto di quelle scarpine fatte a mano che sono comodissssime, poi spinta dalla simpatia le dico del negozietto in calle Mayor dove lui, un ragazzotto sulla quarantina con tanto di metro come collana, me le ha vendute fra mille svolazzi e complimenti: "hermosos, particulares, te quedan genialeeeeesss".
Tic tic tic, scendo a inviare qualche sobre* [busta/lettera] al correo di sotto, saluto i vicini, il portiere e la sua vita di pantofolaio sinvergüenza* [immorale] perenne, il suo barboncino rognoso e torno alle mie scartoffie.
E proprio lì, lo sento... Tic, tic, traaaaaak 
Il tacco destro passa a miglior vita lasciandomi con una comune ballerina storta al piede, una pantofola "nata male".
Inorridisco, e la mia giornata si trasforma nell'incubo del 31 ottobre e allora collego tutto, le riunioni non programmate che mi rovinano la mattinata tranquilla, la metro persa per ben due volte, i capelli finiti dentro la tazza del caffè, il litigio con il vicino di appartamento per l'acqua caduta sul suo terrazzino orrendo, l'escremento di uccello sulla giacchetta, il ritardo cosmico, i 10 euro persi e l'emicrania notturna. Quella era una di quelle giornate in cui una come me, non poteva uscire di casa.
Nelle ultime due riunioni il mio nuovo stile non è stato apprezzato dalla ricca signora brasiliana che accigliata mi ha chiesto se: "¿Todo va bien?"

In pausa pranzo ho percorso calle Serrano, la più chic di Madrid, claudicante come presa da una pesante sbornia, e mi sono infilata rossa in viso dentro a Zara, felice di trovare un paio di scarpe carine (che avrei rigorosamente restituito) da abbinare al mio completo beige. Nella fretta e tenendo gli occhi bassi, mi scontro con una figura e poi alzo gli occhi. È Juan, il mio padrone di casa, il dueño scassacavoli a cui devo ancora 170 euro che ho speso comprandomi quelle bellissime scarpine fatte a mano, che con un solo gesto ¡tac! Possono accorciare il tacco (e pure romperlo). Mi guarda accigliato e la sua benevolenza nel miei confronti sparisce, quando capisce che in realtà non sono una poveraccia senza un nichelino in tasca come per anni, gli ho fatto credere. 
E mi chiede quando penso di pagarlo, mentre io penso solo a quante probabilità ci sono che cada neve a Madrid e che tutte le strade si facciano di ghiaccio e che l'unica linea di metro che uso, chiuda per vacanze del personale e che mia zia si catapulti al mio fianco ripetendomi come un mantra che "con me ha chiuso e che ho passato il limite di sopportazione di nipote" perché ho evitato, chiaramente di proposito, di recarmi a casa sua quest'estate, ubicata nel profondo Sud italiano circa a 4 ore di distanza in macchina da casa mia. Ma fa lo stesso perché potevo "prendere il treno" e farmi UN giorno in sua compagnia.

Magari a qualcuno interessa il 
Bel negozietto dove non penso proprio che tutte le scarpe abbiano l'opzione "modalità ciabatta" che hanno le mie:

"PACCO GUERRERO"
calle Mayor 8, Madrid
Www.paccoguerrero.com
Prezzo orientativo: 169€

A ogni modo il "sartino" mi ha cambiato le scarpe dandomene un paio nuove di zecca, lamentandosi a gran voce dei "putos fabricantes" 



martedì 28 aprile 2015

Esta es la primera vez

Pubblicato da alle 10:15 PM 0 commenti
Esta es la primera vez, ¿la primera vez de qué?,
la primera vez que escribo este blog en español. Lo siento mucho por todos los italianos que en este momento no pueden entender nada, pero a veces es mejor así (aunque si todo puede ser traducido traves de los diccionarios aquí a lado). Me da igual no saber escribir perfectamente y lo se qué probablemente voy a faltar palabras y a equivocarme acentos y no se cuantas cosas, pero así lo deseo, una ecritura sin diccionario con un monton de errores. Porque sin embrargo, sigo a ser una italiana. No lo sabia de verdad qué un viaje de este tamaño podria cambiarme la vida de esta manera, pero ahora que llega el final de esta historia lo puedo sentir golpearme dulcemente en la cabeza diciendome: "pues aquí estas, lo has conseguido, eres una vincente, pero ahora que estas acustumbrada a esta vida tienes que cambiar otra vez". Estoy aquí en mi cama, escuchando una canción de Yael Naim, pensando qué no es mi verdadera cama, con el cartel de Elvis qué me mira todos los diás y noches... he comprado una Polaroid, el vendedor me dijo que apartenece a los años '60 o algo así. He comprato tambíen una analogíca que todavía no se utilizar. A las clases todo sigue regular y parece que nadie de mis compañeros tienen un problema al mundo, la profesora dijo qué no puedo seguir a no utilizar el subjuntivo. Falta poco y me voy a "casa" pero ¿cual es mi casa? probablemente donde está mi corazón, pero ahora me paro a pensar. Mi corazón es por midad español, y no puedo ignorarlo mas. Cada noche sueño español, y me surpriendo como me cuesta hablar en italiano pensando en español.
Ahora ver gente por la calle a todas las horas no me parece raro, ver compartir la comida entre amigos no me parece algo de discutir. Y dar un paseo a las seis de la mañana para volver a casa despues una noche de botellon no me resulta imposible.
Me cuesta mas volver a algo que por un año no era mi vida, y nunca creía que esto era lo que he seguido buscando por años, la libertad de ser lo que decido de ser.
Y me dá pena saber que muchas gente no considera esto como "vida" porque yo creo de haber vivido 25 años en este año.
Algo claro se dibuja en mi cabeza y sigue dandose cuenta mi celebro, nada de mas claro en la última temporada, así que pienso a una frase de Tolstoj:

"El secreto de la felicidad no es hacer siempre lo que se quiere si no querer siempre lo que se hace"



!) Echa un vistazo aquí: Madrid sorrisi e musica

mercoledì 10 dicembre 2014

Madrid sorrisi e musica

Pubblicato da alle 3:46 PM 0 commenti
Da quando sono a Madrid sorrido di più. Da questa mattina ho un sorriso ebete che mi incornicia il viso e la gente spesso mi guarda un po' preoccupata, "Per cosa sorridi?" la verità è che non lo so! E spesso molti mi apostrofano con un: "Pero que rara eres!!".
In spagnolo questa frase suona come un nostro "Ma come sei messa male", in realtà a me piace quando me lo dicono, quasi mi sembra un complimento, una cosa rara è una cosa difficile da trovare e una cosa difficile da trovare spinge a cercarla, a incontrarla!

Dal Treccani
 Rara: Di oggetti, o di persone, di animali che si trovano o si incontrano poco frequentemente, in piccolo numero, con difficoltà. In chimica, gas raro o gas nobile, gruppo di elementi poco frequenti in natura

Si lo so, questa è una banale scusa per sviare il mio palese essere "strana", ma come me in questo viaggio, ne ho conosciute di persone bizzarre! E anche se sono imprevedibili, indomabili, assolutamente prive di logica e curiose, amo condividere il mio tempo con loro.


La mia aria sognante accompagnata dalla colonna sonora di queste canzoni perdute, conosciute, ritrovate! disfrutais!

!)Torniamo alla mia anima hippie che nascondo gelosamente
con gli Edward Sharpe & The Magnetic Zeros - Home (tra l'altro video bellissimo!)
https://www.youtube.com/watch?v=DHEOF_rcND8

!) La vera colonna sonora di questo viaggio, sentita per la prima volta in una macchina che mi portava in un paesino sperduto nei pressi di Madrid, intorno, colline e arbusti bruciacchiati distese immense di terra rossa. Tunng - Bullets
https://www.youtube.com/watch?v=9OaO81kL6EM&index=37&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA

!)Un po' d'Italia con Jovanotti e l'intramontabile Bella
https://www.youtube.com/watch?v=O2RccC7UCnY

!) Non potevo  non mettere lui! mitico Andres Calamaro dei Los rodriguez, compagno affidabile di queste giornate produttive. Sin Documentos
https://www.youtube.com/watch?v=BUKHMGiW_rY&index=11&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA

!) Spiritualmente non potevo omettere il capolavoro di questa canzone, unione di due culture differenti di musica, fa sognare, segna il mio percorso. John Tesh & Robert Mirabal - Valley Of Dreams
https://www.youtube.com/watch?v=WtFVemMLho4&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA&index=3

!) La mia critica quotidiana alla società. Eddie Vedder, Society 
https://www.youtube.com/watch?v=xNaaQDrUfwc&index=15&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA

!) Le origini sono importanti, questa canzone mi ricorda il mio paese e quello che non dimenticherò, serate di sguardi annebbiati e sorrisi incerti. Jimi Hendrix, Hey Joe
https://www.youtube.com/watch?v=DpkDdLZGg30&index=1&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA

!)Scoperti da poco, già mi viene voglia di prendere su il mio zaino. Arcade Fire, Deep blue
https://www.youtube.com/watch?v=cDIRT_NEMxo&index=8&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA




!) Vedi anche Dreamers non scomparsi

giovedì 13 novembre 2014

Quello che NON mi piace di Madrid: La biblioteca nacional

Pubblicato da alle 8:55 PM 0 commenti
Sono incapace di stare tranquillamente seduta a non pensare, soprattutto nelle mattinate come queste, dove la pioggia arriva puntuale alle 8.00 e sembra non risparmiare nessuno (nemmeno a Madrid); dove realizzi senza tempestività di aver sbagliato modello di scarpe per una giornata del genere, di non avere abbastanza soldi per l'autobus e decidere di procedere a piedi. Ebbene questi sono i momenti in cui il mio cervello lavora sodo, mandandomi in esaurimento con le mille questioni che produce fino a giungere a quelle irrisolvibili attualmente. Quindi oggi camminavo, riflettevo sul fatto che tutti sospirano di gelosia quando dico che spendo le mie giornate "in questa fetta di paradiso", quasi tutti bistrattano la mia Italia, quando invece, solo stando lontana realizzo di che razza di paese abbiamo fra le mani.
Così decido di iniziare una rubrica un poco insolita, ma che potrebbe avvicinarvi, miei cari lettori, alla concezione che non passa mai di moda: "l'erba del vicino è sempre più verde".
Quello che non mi piace di Madrid.

La prima cosa che mi viene in mente è una parola che il mio professore di ètica usa così volentieri da sembrare una canzone: Cutrez, che in italiano, può essere tradotta con Banalità.
Alt! fermi tutti, non sto dicendo che Madrid è banale, tutt'altro. Però noto un certo grado di banalità nelle attività della gente, soprattutto dei miei coetanei. E, malheureusement, io paragono un poco tutto alla cara Bologna. La cultura che scorre nelle vene di questa città è differente da quella a cui sono abituata ed esposta nella mia terra.

Prima delusione; La biblioteca nacional, vi ricordate quanto ero felice di andarci? quanto non stavo più nella pelle? ebbene, francamente mi pare la personificazione esatta della persona tutta votata all'estetica.
Una facciata da sbalordire, mozzare il fiato, entrando mi sembrava di essere "un eletta", ma ecco che bruscamente vengo riportata alla realtà dal complesso burocratico per entrare:
Bodyscanner (upss avevo scordato il porto d'armi), personale che mi scruta seccato, un'ora di compilazione di fogli in cui non contenta dei dati spagnoli di residenza, la responsabile, mi ha fatto un interrogatorio personalizzato su cosa ci facesse un'italiana in una biblioteca spagnola (sicuramente cercavo menti eccelse per fondare una banda mafiosa in Spagna). Finalmente una bella foto per concludere questa apocalisse ed ecco che arriva l'amara scoperta: "I libri non si possono portare a casa", suona come la campana della morte nelle mie orecchie. Vendendomi interdetta, la signora mi consegna due pagine stampate male riportanti le biblioteche di Madrid in cui avrei avuto una maggiore dose di libertà, e mi accompagna gentilmente all'uscita dell'ufficio.
Mi consolo ancora pensando che a necessità sarei venuta a leggere fra quei muri imperiosi e tutta contenta mi avvio verso l'entrata, "finalmente" mi dico.
Ebbene, tralascio particolari non proprio piacevoli di un personale assolutamente assente e una biblioteca che pare più che altro uno schedario di un ufficio imposte, le quattro pareti di libri per ciascuna "zona" (est e ovest) accompagnati da piani "proibiti" e inaccessibili ai comuni mortali, che scopro essere uffici, mi lasciano a bocca asciutta. Certo le mie aspettative erano molto alte, mi immaginavo una Bibliothèque nationale de France



O quantomeno lo splendore della Sala Borsa di Bologna...Sing!---> Leggimi

 Chiedere consiglio alla gente del luogo non serve. Pare non esserci un'altra biblioteca fornita quantomeno bella e famosa a Madrid. E questa sarebbe una severa mancanza, ecco perché invece la troverò! A costo di star sul cavolo a tutti i bibliotecari della capitale!





venerdì 7 novembre 2014

Madrid, Che casa sarebbe senza le Tedesche?

Pubblicato da alle 12:09 AM 0 commenti
Oggi sono molto eccitata! Dopo una settimana passata sui libri (no no, cari amici, non è uno scherzo qua si studia davvero!) Domani finalmente visiterò la grande bella, Biblioteca Nacional di Madrid!
Non sto più nella pelle! farò la mia targhetta per portarmi a casa montagne, colline di libri!. E anche se il mio spagnolo è ancora zoppicante (soprattutto sulla maledetta Jota, non posso dire una parola senza sputacchiare tutto il liquido dalle mie ghiandole salivari) prenderò un bel libro di narrativa, indovinate ho già il nome: "El bosque animado" di W. Fernandez Florez.
Vi saprò recensire l'opera fra un triliardo di anni, quando lo avrò terminato.

Stasera non ho da lamentarmi, però vorrei tanto parlare di uno stereotipo troppo comune che, guarda caso, ruota con insistenza attorno ai tedeschi.
Spesso mi chiedono dall'italia: "Ma vero che sono freddi come il ghiaccio della ghiacciaia più congelata che possa esistere, tanto è vero che i pinguini li evitano?"
Beh. Questo stereotipo (rullo di tamburi) è, ahimè, vero!.
Tuttavia devo spezzare una lancia a favore dei freddi. Sanno essere amabili. E quando lo sono, ti senti davvero importante.
Forse è il caso di parlare delle due "Der Himmel" (nome arbitrario applicato alle mie compagne di appartamento in momenti di sconforto, con l'unico significato di: "il cielo" nella lingua dei freddi)
Rispettivamente educate, rispettose, i due piccoli sergenti hanno applicato tutte le regole fondamentali per una convivenza adeguata: "Il dia de limpia" chiamato giorno dello sbattimento, rigorosamente a rotazione, si pulisce una parte della casa, con successiva ispezione per comprendere se tutto è stato pulito a dovere. Non parlando del "dia del dinero" ognuno versa la sua quota per le spese obbligatorie mensili.
Contrariamente a tutte le aspettative le der himmel, hanno sviluppato una certa simpatia nei miei riguardi, mentre è assolutamente evidente il gesto di disappunto che mandano giornalmente alle altre due della casa. Ci sono certe serate che la bionda, la più temibile, marcia e sbatte alcune porte, accompagnando i suoi passi da imprecazioni in aramaico antico, a quel punto, l'italiana corre nella mia camera e tremante si infila nel letto, paurosa di aver combinato "un'altra delle sue".

Tuttavia non posso non dire che grazie a loro si mantiene un certo equilibro in una casa popolata, dove alcune regole, volenti o nolenti, garantiscono un certo grado di "decenza", (chiaro che se vivessimo solo con la francese, a questo punto avremo avuto uno stagno improvvisato in bagno con tanto di nutrie e toporagno e una collezione di formicai in salone).

La bionda mi è particolarmente affezionata, mi sorride amabile e mi dice parole dolci quali: "Tu non mi dai mai fastidio", "Buongiorno cara", per non parlare di quando m'invita a sedermi nel divano con lei per vedere un film e i nostri piedi si sfiorano per sbaglio. Insomma, tocco il cielo con un dito!.

Devo proprio sottolineare che l'esagerazione è propria di questo articolo, ma che ci volete fare...sono fatta così! Suvvia, due risate e guardatevi questo video!----> Der Himmel


A domani mia amata!

sabato 25 ottobre 2014

Storie di una casa a Madrid

Pubblicato da alle 1:52 AM 0 commenti
Cari lettori con la testa fra le nuvole, dovete sapere (e alcuni di voi lo sapranno benissimo), che quando si vive per un periodo più meno lungo all'estero, è come se la tua "vecchia vita" non fosse mai esistita.
Immaginate per un secondo, chiudete gli occhi. Non esistono i problemi che avevate, voi potete essere chi volete essere; un giorno voglio essere una ragazza timida e riservata, il giorno dopo la regina di una festa.
Nessuno vi conosce, il giro di persone che incontrate a Madrid è talmente ampio che potete permettervi il lusso di scegliervi chi davvero vi piace e che volete al fianco. Senza quell'assurda paura che si materializza in silenzio nell'animo, la solitudine.

Mi sento ospite in questa città, mi sono munita di un bagaglio di umiltà perché non so ancora come si coniuga il verbo "andare" al passato e sicuramente ancora non posso con precisione mandare "a quel paese" la signora che cucina pesce e uovo fritto tutti i santi giorni nell'appartamento sotto di me.

Ho tutto quello che mi serve; una casa  bohemien catapultata dagli anni della dittatura di Franco e tenuta insieme con poca carta da parati ingiallita, ma mi è molto cara. Sarà che per trovarla sono dimagrita 3 kg, consumato tutte le mie scarpe, imparato i percorsi della metro a memoria, sudato tutta l'acqua che avevo in corpo sotto un sole anomalo e questionato in 4 lingue diverse con altri migliaia di studenti che erano interessati.
Siamo in cinque. Tutte donne. Due italiane, una francese, due tedesche.

Direte voi se sono impazzita completamente, ma dovete sapere, cari lettori, che oltre che imparare il verbo andare al passato, io devo assolutamente e con urgenza, limare aspetti di questo carattere battagliero che madre natura (santa donna) mi ha donato.
La tolleranza è il primo punto, credo che sia giusto parlare della Francese.
Posso dire senza paura che è la ragazza più... em... particolare che abbia mai conosciuto. Insomma ne ho conosciuta di gente strana, ma lei scala rapida la classifica.
Magra, in costante combutta con i suoi fianchi, con capelli lunghi che sventola volentieri sui piatti mescolandoli per bene e dandogli quel retrogusto notevole, perennemente in fase "nature" con i piedi scalzi per ogni dove e in ogni momento.
Al principio pensavo fosse la "tipica" francese che vive nella mia fantasia, tutta trine e merletti.
Naaaaaah. Eccola che mostra il suo animo aggressivo mentre mi spinge incessantemente la spalla o butta giù la porta della mia camera, perché deve raccontarmi, (alle 5.00 di mattina, dopo una giornata massacrante passata su un banco di scuola a cercare di capire che c'è una fondamentale differenza fra "Joder" e "Jugar"), del suo chico Messicano che non le ha risposto al messaggio confuso e chilometrico che gli ha mandato due minuti prima.
Altrettanto interessante è la tecnica di arraffo che possiede; quando le presti maglie, scarpe o altro che non rivedi per settimane e se casualmente entri nella sua "caverna" chiedendogliele indietro, inveisce cercando di convincerti che sono sempre state cose di sua proprietà e che ti stai sbagliando e tu, distrutto, te ne vai a dormire perché sono settimane che non chiudi occhio decidendo di provarci il giorno seguente (il famoso "domani lo farò").
Credo di non aver mai avuto un sentimento così altalenante per una persona, a momenti vorrei semplicemente tirare fuori il coltello dalla lama affilata (l'unico che teniamo in cucina e ci litighiamo ringhiando come cani) e farle vedere come si applica una incisione alla giugulare, altre volte mi piace il modo in cui cantiamo Edith Piaf mentre cuciniamo.

Si, la cucina è il nostro Dio, la nostra oasi nel deserto, corriamo a casa solo per abbracciare il frigo e siamo in costante debito di zuccheri.
Mangiare fuori? Si tutto a un euro, si va bene, si spende poco in Spagna ma per dirlo come il padre della Italiana: "Questi tapas no me tapan niente". Sul serio, i piccioni mangiano di più. Così che vedi queste poverette, tornare a casa più affamate di prima e buttarsi a piangere sui resti del giorno prima, sperando di essersi ricordate di fare la spesa.

Il bagno è altro oggetto di attenzioni notevoli: piccolo ma bello e dotato dell'unico oggetto che ci dona il Karma positivo, il bidet!!.
In genere per le altre tre è un elemento senza valore (un lava-piedi?!), un abbellimento inutile, ci mettono le mutande quando la lavatrice è occupata, ma per noi le italiane della casa, è il paradiso all'improvviso, guai a chi ce lo tocca, a chi lo critica!.
Fortunatamente siamo quasi tutti abbastanza civili, anche se spesso è partita l'idea di mettere un numerino di attesa e un conta-minuti per impedire di spendere troppo tempo in bagno, ma poi il tutto è stato accantonato. Sarà che siamo proprio noi due, le italiane a spendere le giornate chiuse in quell'angolo d'infinito.


!)Vedi anche: Quello che pensano gli spagnoli
!)Vedi anche: Madrid la maestosa
!)Vedi anche: Italiani oh... Italiani!



mercoledì 18 dicembre 2013

Quello che pensano gli Spagnoli delle coppie Italiane (si spera di no)

Pubblicato da alle 10:37 PM 0 commenti
Finalmente ho cominciato ad approfondire seriamente lo studio di questa lingua piena di passione, che è lo spagnolo. I miei coinquilini cominciano a odiarmi! La mattina sintonizzo su: "RETVE" (proprio perché disprezzo con tutto il mio corazón, il famoso "Telecinco") mi ascolto tutti i telegiornali in diretta divertendomi un mondo, mentre tutti gli altri mi passano accanto sbuffando e imbottendosi di caffè. Il pomeriggio, dopo lezione all'università, non vedo l'ora di leggermi uno dei blog più stimolanti del pianeta internet : El manual de un buen vividor, mi spiace solo non avere QUEL livello in cui capisci di conoscere davvero una lingua... quando indendi l'ironia e il parlare colloquiale, a tu per tu. (Due paroline sull'ironia spagnola dovrò spenderle prima o poi...). Per finire, una bella chiacchierata su Skype con i miei Chicos y Chicas spagnoli.
Ormai in casa lo sanno, mi sopportano, il problema sorge quando arrivano eventuali ospiti che io accolgo con due baci nelle guance e un ¡Hola! molto espressivo, cosicché posso provocare due diversi pensieri: "Questa è matta" (etichetta che mi accompagnerà per sempre da quel momento in poi), oppure, soprattutto da parte dei ragazzi; mezzi sorrisi e l'inequivocabile: "Questa ci sta!".

Comunque, girovagavo per il mondo virtuale spagnolo e inciampo in una pagina con un titolo che attira la mia attenzione: "La etiqueta de las citas en Italia", in parole povere, gli appuntamenti (galanti) in Italia.
Ed ecco che la mia conoscenza ristretta della lingua mette in luce tutti gli stereotipi (paurosi davvero!) che l'articolo urla su di noi.
Tra i più....em...insopportabili ho rilevato:

Gli uomini italiani che cercano due qualità importanti nelle ragazze: la bellezza fisica e la capacità di essere ottime casalinghe, occuparsi della cucina, la pulizia e la cura dei bambini. Per attirare gli uomini italiani, le donne dovrebbero mantenere il fisico e sottoporsi a trattamenti estetici per migliorarlo.

Tolto il fatto che questa è più una SPERANZA, io spero, me lo auguro, imploro, che non sia realmente così, anche se tante volte, tante esperienze, tante persone che conosco fanno lo stesso identico ragionamento, che getta le radici da tempi ignoti per collimare negli anni '50. 
Oggi nel XXI secolo è ancora così?, volete dirmi che non siamo ancora considerati organismi ben sviluppati, con un cervello per pensare e la grandiosa capacità di essere intelligenti? Ditemelo che la nostra più grande aspirazione non è cambiare il pannolino a un pupo...

Ragazze e ragazzi Italiani sono belli e romantici, tanto che, persone di altri paesi, vogliono uscire con loro per flirtare o considerando relazioni a lungo termine. 

ahahhahahahaha Beh...buona fortuna!

È necessario tenere a mente che alcuni uomini vogliono solo flirtare senza farsi coinvolgere in un rapporto. Tradizionalmente, ancora oggi, i genitori di una ragazza faranno una ricerca sullo sfondo del carattere di un uomo in cui la figlia è interessata. 

Infatti mio babbo tutte le volte in cui gli dico che esco con un ragazzo mi fa il quarto grado, "Chi è?, dove vive? quanti figli ha?" per poi trovarlo alla sera sommerso da montagne di scartoffie, che riportano l'intera vita del malcapitato, con tanto di voti scolastici conseguiti alle elementari... Ma per piacere! La Gestapo!

Perché gli uomini italiani amano le loro madri, le rispettano. Sono viziati da loro, una donna dovrebbe essere tollerante e evitare di essere gelosa di questo rapporto.

Ci risiamo...i cocchi di mamma... anche se ancora non sono sicura sia uno stereotipo o la realtà! Va bene, va bene accetto tutto, basta che il mio uomo si tolga il ciuccio quando guida.

La donna che va con un uomo italiano dovrebbe cercare certe qualità, come l'aspetto fisico, la sua educazione, il fascino e la sua sicurezza finanziaria. Certo, ci vogliono soldi per crescere i figli e sostenere il tenore di vita della famiglia. 

Si, perché noi povere donne siamo delle oche e probabilmente staremo tutto il giorno a casa ad allevare i cinque figli che abbiamo sfornato, figurati se ci cerchiamo un lavoro! ma vala!

!)Se siete pratici con lo spagnolo (ma anche se non lo siete) e volete leggervi queste righe dense di sapere trovate lo scritto redatto non si sa quando e da non voglio nemmeno saperlo a questo link: http://www.ehowenespanol.com/etiqueta-citas-italia-sobre_44674/
Felice lettura!!




mercoledì 9 ottobre 2013

L'uccello verde di Valencia

Pubblicato da alle 2:07 PM 0 commenti
I dettagli sono le cose più importanti. No, dico sul serio, state molto attenti nella scelta del vostro fidanzato/a osservate i dettagli, anche più piccoli... s'infila le dita nel naso quando non lo guardate? Osserva spesso l'orologio? Si mangia le unghie? Strabuzza gli occhi? dai piccoli dettagli capite se state per passare il vostro tempo libero con una persona -a posto- o che gli manca qualche giovedì.
Insomma è stramaledettamente importante osservare i dettagli. 
Ecco un dettaglio di Valencia, tutti siamo abituati a vedere la bella Plaza de la Vergin, o la movimentata via del Barrio del Carmen, era lassù nessuno lo guardava e se ne curava, ma come dettaglio, porta una leggenda!



                                          

Sembra un pappagallo? o forse è una gazza ladra? non saprei dire... ma è sicuramente un particolare simpatico del Mercado Central. La storia che lo caratterizza è un po' meno allegra!
La racconterò così...

Raul era un ragazzino magro, lavorava duro, non poteva andare a scuola perché aiutava il padre nella finca, era il più piccolo fra i fratelli ma con un gran cuore. Ma la bontà non aiutava molto in quei tempi bui. Un giorno il padre gli fa: "Niño andiamo al mercato a comprare un po' di pesce fresco"
e Raul tutto contento corre a prendere la sua sacca e si allaccia i sandali.
Una volta dinanzi al mercato il padre, visibilmente preoccupato e sudato, si ferma impalato al centro della piazzola. I mercanti e i clienti gli passano di fianco urtandolo, Raul solleva la testa mentre il sole gli brucia gli occhi, "Lo vedi quell'uccello lassù?" dice il padre senza guardarlo. E Raul solleva ancora più in su la testa finchè non lo scorge, quasi nascosto dai tetti prominenti del Mercado Central, "Secondo te che uccello è?" fa il padre. E Raul lo osserva, se lo immagina prendere il volo e raggiungerlo sino a posarsi sul lastricato della piazzola, forse è un pappagallo, di quelli tropicali, ma lui non li ha mai visti. Non si sa per quanto tempo resta lì a fissarlo, ma quando si volta non scorge più il padre. Lo chiama, piange disperato, ma fra la folla non lo vede, non lo vedrà più.

...Si narra che i poveri agricoltori che non riuscivano a sfamare la propria famiglia portassero in questo luogo i loro figli e, distraendoli dopo aver indicato loro l'uccello verde, andavano via abbandonandoli, los hijos avrebbero cercato e  trovato lavoro come operai in quel posto.


venerdì 28 dicembre 2012

Madrid, la Maestosa

Pubblicato da alle 4:36 PM 0 commenti
Ho sempre pensato a Madrid come una città sporca, piena di gente pazza riversata per le strade strette che balla al ritmo dettato dalla Sangria.
Questo è la dimostrazione chiara, che nella mia mente esistevano idee distorte che traevano origine dalle "favole" che i viaggiatori consumati (veri o falsi che fossero) raccontavano a noi, ancora bambini, nei pomeriggi soleggiati d'agosto.
Ogni città che descrivevano sembrava la terra dei balocchi, un mondo dentro al mondo.

Madrid
La capitale spagnola mi ha lasciato letteralmente di stucco, non ero pronta ai palazzoni alti e alle strade ampie che portano alle magnifiche piazze di cui i madrileni, possono benissimo vantarsi.
Madrid sembra costruita per l'alto e il largo. Una sola parola mi è venuta in mente mentre camminavo per le strade affollate con  il naso rivolto all'insù: Maestosa.
E' la città dei sogni, mescola culture differenti, gente differente, modi di vita differenti.
Di solito ho sempre mostrato il mio amore per "le piccole città" con le piccole vie, piccole case, piccoli borghi (Come Venezia), Madrid mi ha piacevolmente sorpreso.
Ho scelto forse il mese peggiore per visitarla (novembre), faceva davvero freddo, molto più che in Italia (motivo di sorpresa ulteriore, visto che mi sono sempre immaginata la capitale calda, afosa persino in inverno)
Il problema sembra nascere dalla posizione in cui è situata, ha un clima continentale, inverni freschini ed estati torride. Non so davvero come può essere Madrid in luglio, ma alcuni madrileni mi hanno assicurato che è invivibile.

I miei amici mi hanno fatto da guida gratuita alla scoperta di questa magnifica città, da quel che ho capito, Madrid è costituita da 21 distretti divisi in quartieri (barrios)
è la città più grande della Spagna e il 3 comune più popoloso dell'Europa.

Da vedere a Madrid (ordinati per preferenza!)

!)Plaza Callao
La mia piazza preferita, non ha nulla di particolare, se non il cinema Callao dentro il quale mi sarei fiondata volentieri, l'immensa costruzione con la pubblicità della Schweppes, ottimi Hostel e una via attigua leggermente inclinata che ricorda tanto San Francisco. Ma che ci posso fare... sono una sentimentalona! 

!)Mercado de San Miguel
Ho insistito per andarci, mi è piaciuto moltissimo, (ma quello di Barcelona stravince!) posso dire che è legato a un bel ricordo, per cui rimane uno dei posti principali che consiglio e in cui ci tornerei. E' racchiuso in questa struttura in ferro e legno, che da un'immagine davvero elegante di mercato (nessuna bancarella sbilenca) potrete trovarci di tutto! dal pesce, al formaggio, alle più famose Tapas. 
Purtroppo ci ho mangiato la Paella più cattiva della storia, il formaggio più puzzolente del mondo e il vino più forte che abbia mai bevuto (un dito ed ero fuori!
Dentro è pieno di adulti, o comunque non "giovanissimi" (credo sia per i prezzi non proprio abbordabili...) e di "fighetti" che gli spagnoli chiamano Pijo.
Comunque è un bellissimo posto da poter visitare e incredibile ma vero, ci lavorava pure un italiano che vendeva la mozzarella! (come le mosche siamo...)

!)Plaza de Colon & Bibliothèque nationale d'Espagne
Credo di essere letteralmente impazzita quando ho visto per la prima volta la Bibliothèque.
Sorge imponente come non mai, nella Plaza de Colon, dove si erige anche un obelisco alla cui sommità ecco la statua di Cristoforo Colombo. Non ho dedicato troppa attenzione a questo, ero troppo presa dalla Bibliothèque. Se fossi spagnola, o abitassi a Madrid, quello sarebbe il mio luogo sicuro di ogni giorno. M'immaginavo file e file di scaffali alti e stracolmi di libri, alla "bella e la bestia" dove per prenderne uno devi far scorrere una scala di legno che sembra porti in paradiso. 
Fino a che il mio amico ha distrutto il mio sogno a occhi aperti, dicendomi che oramai contiene solo documenti ufficiali.

!)Parque del Retiro (Buen)
Una delle prime cose che volevo assolutamente vedere, non mi ha lasciato insoddisfatta e nemmeno delusa! mi sono immaginata a passeggiare per quelle vie alberate, seduta in una barchetta nel lago, con l'amore della mia vita (?) mentre gli uccellini cantavano e gli artisti di strada mi facevano divertire. Ho avuto la fortuna di andarci quando la pioggia aveva dato tregua alla città e il sole era magicamente spuntato per rendere tutto ancora più incantevole... Un consiglio: non andateci se non siete fidanzate/i, vi viene l'angoscia! 

!)Puerta del Sol
Un tempo era un baluardo difensivo, oggi sorge nella bellissima Plaza de Sol
esiste un rito davvero carino che i madrileni eseguono ogni fine dell'anno (nochevieja)
consiste nel portarsi tutti sotto all'orologio che sorge sopra Puerta del Sol e mangiarsi 12 chicchi d'uva per 12 rintocchi dell'orologio.
Davanti a questo edificio, potrete scorgere (per terra) il kilometro zero, da cui partono tutte le strade spagnole e riporta anche, la numerazione delle vie di Madrid.

!)Palacio de Comunicaciones & Fuente de Cibeles
Tutto tranne una cattedrale (purtroppo ho pensato subito anch'io a una bella chiesa!)
non lo è, era la sede centrale delle Poste spagnole, attualmente del Municipio (cavolo! l'avessimo noi una sede del genere! sai che bello andare a lavorare li dentro?) Io l'ho vista per la prima volta di sera, tutta illuminata, è davvero una meraviglia per gli occhi!
Dinanzi ecco la fontana Fuente de Cibeles, famosa non solo per la sua bellezza e per essere il simbolo della terra e della fecondità, ma anche di una lunga "diatriba" sportiva, qui si recano i tifosi a manifestare quando il Real Madrid vince. 
Tutt'attorno, Palacio de Buenavista (quartier generale dell'esercito), Palacio de Linares (Casa de América) e il Banco de España, tutto racchiuso nella trafficata Plaza de Cibeles

!)Palacio de Oriente (Real)
Ex palazzo reale, non servono parole per descriverlo, anch'esso magnifico e imponente, La prima pietra fu posata nel 1737 e parteciparono alla sua edificazione gli architetti italiani Sacchetti e Sabatini. La facciata principale si estende su la Plaza de la Armeria. I giardini, Jardines de Sabatini, devono essere splendidi, non ho avuto occasione (pioggia, vento e freddo sempre con me!) di vederli come si dovrebbe! un giorno ci tornerò, potrò fare un confronto fra questi e quelli magnifici di Versailles (Parigi).

!)Fuente de Neptuno
Non altrettanto bella come la Fuente de Cibeles (a mio modesto avviso) ma sicuramente degna di essere ammirata in tutte le sue sfaccettature! risiede nella Plaza de Cánovas del Castillo, proprio davanti alla sua "avversaria" Cibeles, una lunga via le separa, qui la tifoseria dell'Atlético Madrid va a festeggiare i titoli vinti. Deve essere parecchio interessante osservare le due tifoserie Atlético e Real che si fronteggiano, un po' come queste due fontane sembrano fare.
(Ho riso parecchio quando i miei due amici madrileni, uno tifoso dell'Atlético e l'altro del Real, facevano a gara per mostrarmi il meglio delle due fontane, provocandosi a vicenda)
Entrambe le fontane sono state progettate da Ventura Rodríguez

!)Da vedere anche---> Plaza Mayor, Plaza de Espana


Puerta del Sol



La via che porta a Plaza Callao


Mercado de san Miguel



!) Vedere anche Vivere a Madrid blog









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