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mercoledì 30 ottobre 2013

L'avvoltoio e la bambina, 1994

Pubblicato da alle 11:26 PM 0 commenti
1994, mentre io crescevo felice e fortunata accontentata in tutto e curiosa nell'innocenza dei miei quattro anni, una bambina del Sudan si trascinava nella polvere e moriva, affiancata da un avvoltoio. 1994, in Sudan vi era una grande carestia provocata e alimentata dalla guerra civile che perdurava dal 1956.
Kevin Carter, cronista e fotografo, era testimone delle immagini orribili che la carestia stava provocando. In quell'anno Carter si era addentrato nella boscaglia che costituiva il paesaggio del Sudan e la sua fortuna, o sfortuna lo fece imbattere in flebili lamenti, che provenivano da un fagottino a terra. Era una bambina, una vittima della rabbia e del potere dell'uomo, si trascinava nella polvere arrancava, stremata, affamata e sola. 
Poco distante era volato un avvoltoio che seguiva con attenzione il corpocino stremato e aspettava paziente a ogni suo rantolo.
Carter aveva il cuore e le ambizioni del giornalista, il suo imperativo era "documentare, a ogni costo!"
Fece la foto che lo rese famoso, che gli fece conquistare il premio Pulitzer, poi scacciò l'uccello.
Alle domande seguenti, Carter non rispose mai sul destino della bambina. Nessuno sa che fine fece. Ma visse come un incubo insieme agli orrori del Sudan nella mente del fotografo.

La notte del 28 luglio del '94 Carter fissò alla marmitta del suo pick-up un tubo di gomma fino a farlo scendere nell'abitacolo, salì in macchina e avviò il motore. 

Lasciò un biglietto che citava: 
"The pain of life overrides the joy to the point that joy does not exist"

  Il dolore della vita prevale la gioia, al punto che la gioia non esiste




        
         



    

giovedì 24 gennaio 2013

Il Mal d'Africa, Kenya

Pubblicato da alle 7:08 PM 2 commenti
Chi non ha sentito parlare del "Mal d'Africa"? si, è una malattia molto diffusa, non ha cura e dal momento in cui ne vieni contagiato, stai sicuro che ti accompagnerà tutta la vita.
Sintomi:
I sintomi del Mal d'Africa sono diversi e si può suddividere la malattia in 3 fasi:

1.Fase "Io a casa non ci torno!"
Questa è la fase della ribellione, mentre ti godi il sole, passi le giornate a guardare splendidi tramonti, ti rendi utile fra le persone del luogo e ti spogli di tutti i tuoi aver pur di vedere un bambino dagli occhi grandi volgerti un sorriso, cominci anche a studiare un modo per non prendere quel maledetto aereo che ti riporterà in un mondo che ti sembra così lontano e così poco familiare rispetto a quello in cui stai vivendo.
Passi le giornate a ridere, a fare il bagno in un acqua cristallina che potresti quasi berla, ma alla notte stai sveglio fino a tardi, seduto su una vecchia panca a consultare carte geografiche, appunti, guide e scritti antichi, per realizzare una possibile fuga e diventare così, un latitante.

2.Fase "Tutto questo è inutile"
Nonostante il tuo travestimento da zebra, il tuo esserti mimetizzato nella foresta fra le scimmie e gli ippopotami, qualcuno deve avere fatto la spia, così sei stato preso di peso e portato al Gate number 25, pronto per il tuo ritorno in patria. Questa, della malattia, è la fase peggiore!
Ogni secondo si è scossi da brividi, si suda freddo, si lanciano lamenti così acuti che i vicini pensano di portarti al canile, il senso di ribellione e rabbia verso la modernità e il mondo civilizzato viene lentamente sostituito da un'angoscia lancinante che si riversa a sua volta, in pianti incontrollati e mal di testa atroci. Si passano le giornate alla finestra o a guardare le fotografie di quel ricordo fantastico dal quale ti hanno portato via. Si perde l'uso della parola e l'appetito. I parenti delle vittime colpite da questa malattia sostengono che la frase più comune che il malato ripete come una cantilena è: "Tutto questo è inutile"
Consigliamo di stare molto vicini agli infetti, poiché in questo stato, essi possono cercare di placare il loro dolore interiore in diversi modi: suicidio, autolesionismo e omicidio (Bandito lo shopping!, non cercate di portare il malato in un centro commerciale, potrebbe impazzire e squartare con i denti tutti gli abiti e gli stessi commessi, nella foga lo sentirete chiaramente gridare come un pazzo: "Tutto questo è inutileeeee!!!!")

3. Fase "Hakuna Matata"
Fortunatamente è la fase di assestamento, il malato comincia a vedere un po' di luce dal pozzo nel quale è precipitato, riprende una vita normale ma noterete che la malattia lo ha cambiato definitivamente!
Non passa più il tempo a decidere cosa mettersi, compra vestiti di seconda mano, non è interessato ai cellulari di ultima generazione, non segue la moda, è più solare e più felice, ama più la vita, non ordina più cibi diversi al ristorante (per poi mangiarne una piccola parte) è attento agli sprechi, ama il prossimo, impara l'umiltà e la riconoscenza e ora, da lui, si può solo imparare qualcosa sulla felicità.
Ma cosa più importante, per vivere meglio sa che dovrà tornare in Africa.


Kenya 2011

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