venerdì 4 novembre 2016

Madrid e la scarpina "hecha a mano"

Pubblicato da alle 11:58 AM 0 commenti

Stamattina ero felice, si, anche se le temperature si sono abbassate e metà Madrid è partita per disfrutar del ponte del 1 novembre e io, invece, mi sono alzata in ritardo con i capelli da lavare e sono corsa tutta infreddolita e stravolta a lavorare, ero felice comunque.
Ancora lo sento quel ticchettare lieve delle mie nuove scarpe, stupende, preziosissime, modello parigino dove si può cambiare il tacco, ¡tac! Divento una stanga di un metro e settantaquattro, ¡tac! Il tacchetto più basso mi da' un'aria così chic! 
Sorridevo con in testa questa canzone (no, non è il mio posteriore)


Poi arrivo in ufficio e sono tutti di cattivo umore, e il mio sorrisino un poco s'inclina, ma non importa. Ticchetto tutta allegra, mentre mi piazzano due riunioni da fissare, tic tic tic, tre testi da tradurre, una presentazione da sistemare... Tic tic tic... Ma che importa! 
Tic tic tic, faccio in giro per l'ufficio, 
Quanto sono belle le mie scarpe? Entra una ragazza per la riunione e le ammira due tre volte indirettamente, poi, curiosa, mi chiede dove le ho trovate delle scarpe così eleganti. Io
Mi gonfio come un pavone e le mostro la praticità e il segreto nascosto di quelle scarpine fatte a mano che sono comodissssime, poi spinta dalla simpatia le dico del negozietto in calle Mayor dove lui, un ragazzotto sulla quarantina con tanto di metro come collana, me le ha vendute fra mille svolazzi e complimenti: "hermosos, particulares, te quedan genialeeeeesss".
Tic tic tic, scendo a inviare qualche sobre* [busta/lettera] al correo di sotto, saluto i vicini, il portiere e la sua vita di pantofolaio sinvergüenza* [immorale] perenne, il suo barboncino rognoso e torno alle mie scartoffie.
E proprio lì, lo sento... Tic, tic, traaaaaak 
Il tacco destro passa a miglior vita lasciandomi con una comune ballerina storta al piede, una pantofola "nata male".
Inorridisco, e la mia giornata si trasforma nell'incubo del 31 ottobre e allora collego tutto, le riunioni non programmate che mi rovinano la mattinata tranquilla, la metro persa per ben due volte, i capelli finiti dentro la tazza del caffè, il litigio con il vicino di appartamento per l'acqua caduta sul suo terrazzino orrendo, l'escremento di uccello sulla giacchetta, il ritardo cosmico, i 10 euro persi e l'emicrania notturna. Quella era una di quelle giornate in cui una come me, non poteva uscire di casa.
Nelle ultime due riunioni il mio nuovo stile non è stato apprezzato dalla ricca signora brasiliana che accigliata mi ha chiesto se: "¿Todo va bien?"

In pausa pranzo ho percorso calle Serrano, la più chic di Madrid, claudicante come presa da una pesante sbornia, e mi sono infilata rossa in viso dentro a Zara, felice di trovare un paio di scarpe carine (che avrei rigorosamente restituito) da abbinare al mio completo beige. Nella fretta e tenendo gli occhi bassi, mi scontro con una figura e poi alzo gli occhi. È Juan, il mio padrone di casa, il dueño scassacavoli a cui devo ancora 170 euro che ho speso comprandomi quelle bellissime scarpine fatte a mano, che con un solo gesto ¡tac! Possono accorciare il tacco (e pure romperlo). Mi guarda accigliato e la sua benevolenza nel miei confronti sparisce, quando capisce che in realtà non sono una poveraccia senza un nichelino in tasca come per anni, gli ho fatto credere. 
E mi chiede quando penso di pagarlo, mentre io penso solo a quante probabilità ci sono che cada neve a Madrid e che tutte le strade si facciano di ghiaccio e che l'unica linea di metro che uso, chiuda per vacanze del personale e che mia zia si catapulti al mio fianco ripetendomi come un mantra che "con me ha chiuso e che ho passato il limite di sopportazione di nipote" perché ho evitato, chiaramente di proposito, di recarmi a casa sua quest'estate, ubicata nel profondo Sud italiano circa a 4 ore di distanza in macchina da casa mia. Ma fa lo stesso perché potevo "prendere il treno" e farmi UN giorno in sua compagnia.

Magari a qualcuno interessa il 
Bel negozietto dove non penso proprio che tutte le scarpe abbiano l'opzione "modalità ciabatta" che hanno le mie:

"PACCO GUERRERO"
calle Mayor 8, Madrid
Www.paccoguerrero.com
Prezzo orientativo: 169€

A ogni modo il "sartino" mi ha cambiato le scarpe dandomene un paio nuove di zecca, lamentandosi a gran voce dei "putos fabricantes" 



domenica 3 maggio 2015

Dimenticare un amore (?)

Pubblicato da alle 3:27 PM 0 commenti

Se devo vivere senza di te, che sia duro e cruento,
la minestra fredda, le scarpe rotte, o che a metà dell’opulenza
si alzi il secco ramo della tosse, che latra
il tuo nome deformato, le vocali di spuma, e nelle dita
mi si incollino le lenzuola, e niente mi dia pace.
Non imparerò per questo a meglio amarti,
però sloggiato dalla felicità
saprò quanta me ne davi a volte soltanto standomi nei pressi.

Questo voglio capirlo, ma mi inganno:
sarà necessaria la brina dell’architrave
perché colui che si ripari sotto il portale comprenda
la luce della sala da pranzo, le tovaglie di latte, e l’aroma
dl pane che passa la sua mano bruna per la fessura.
Tanto lontano ormai da te
come un occhio dall’altro,
da questa avversità che assumo nascerà adesso
lo sguardo che alla fine ti meriti.


Julio Cortazàr 



!) Version español de Julio Cortázar aquí
!) visita anche: monologo
!) visita anche: amore o surrogato?

















martedì 28 aprile 2015

Esta es la primera vez

Pubblicato da alle 10:15 PM 0 commenti
Esta es la primera vez, ¿la primera vez de qué?,
la primera vez que escribo este blog en español. Lo siento mucho por todos los italianos que en este momento no pueden entender nada, pero a veces es mejor así (aunque si todo puede ser traducido traves de los diccionarios aquí a lado). Me da igual no saber escribir perfectamente y lo se qué probablemente voy a faltar palabras y a equivocarme acentos y no se cuantas cosas, pero así lo deseo, una ecritura sin diccionario con un monton de errores. Porque sin embrargo, sigo a ser una italiana. No lo sabia de verdad qué un viaje de este tamaño podria cambiarme la vida de esta manera, pero ahora que llega el final de esta historia lo puedo sentir golpearme dulcemente en la cabeza diciendome: "pues aquí estas, lo has conseguido, eres una vincente, pero ahora que estas acustumbrada a esta vida tienes que cambiar otra vez". Estoy aquí en mi cama, escuchando una canción de Yael Naim, pensando qué no es mi verdadera cama, con el cartel de Elvis qué me mira todos los diás y noches... he comprado una Polaroid, el vendedor me dijo que apartenece a los años '60 o algo así. He comprato tambíen una analogíca que todavía no se utilizar. A las clases todo sigue regular y parece que nadie de mis compañeros tienen un problema al mundo, la profesora dijo qué no puedo seguir a no utilizar el subjuntivo. Falta poco y me voy a "casa" pero ¿cual es mi casa? probablemente donde está mi corazón, pero ahora me paro a pensar. Mi corazón es por midad español, y no puedo ignorarlo mas. Cada noche sueño español, y me surpriendo como me cuesta hablar en italiano pensando en español.
Ahora ver gente por la calle a todas las horas no me parece raro, ver compartir la comida entre amigos no me parece algo de discutir. Y dar un paseo a las seis de la mañana para volver a casa despues una noche de botellon no me resulta imposible.
Me cuesta mas volver a algo que por un año no era mi vida, y nunca creía que esto era lo que he seguido buscando por años, la libertad de ser lo que decido de ser.
Y me dá pena saber que muchas gente no considera esto como "vida" porque yo creo de haber vivido 25 años en este año.
Algo claro se dibuja en mi cabeza y sigue dandose cuenta mi celebro, nada de mas claro en la última temporada, así que pienso a una frase de Tolstoj:

"El secreto de la felicidad no es hacer siempre lo que se quiere si no querer siempre lo que se hace"



!) Echa un vistazo aquí: Madrid sorrisi e musica

mercoledì 10 dicembre 2014

Madrid sorrisi e musica

Pubblicato da alle 3:46 PM 0 commenti
Da quando sono a Madrid sorrido di più. Da questa mattina ho un sorriso ebete che mi incornicia il viso e la gente spesso mi guarda un po' preoccupata, "Per cosa sorridi?" la verità è che non lo so! E spesso molti mi apostrofano con un: "Pero que rara eres!!".
In spagnolo questa frase suona come un nostro "Ma come sei messa male", in realtà a me piace quando me lo dicono, quasi mi sembra un complimento, una cosa rara è una cosa difficile da trovare e una cosa difficile da trovare spinge a cercarla, a incontrarla!

Dal Treccani
 Rara: Di oggetti, o di persone, di animali che si trovano o si incontrano poco frequentemente, in piccolo numero, con difficoltà. In chimica, gas raro o gas nobile, gruppo di elementi poco frequenti in natura

Si lo so, questa è una banale scusa per sviare il mio palese essere "strana", ma come me in questo viaggio, ne ho conosciute di persone bizzarre! E anche se sono imprevedibili, indomabili, assolutamente prive di logica e curiose, amo condividere il mio tempo con loro.


La mia aria sognante accompagnata dalla colonna sonora di queste canzoni perdute, conosciute, ritrovate! disfrutais!

!)Torniamo alla mia anima hippie che nascondo gelosamente
con gli Edward Sharpe & The Magnetic Zeros - Home (tra l'altro video bellissimo!)
https://www.youtube.com/watch?v=DHEOF_rcND8

!) La vera colonna sonora di questo viaggio, sentita per la prima volta in una macchina che mi portava in un paesino sperduto nei pressi di Madrid, intorno, colline e arbusti bruciacchiati distese immense di terra rossa. Tunng - Bullets
https://www.youtube.com/watch?v=9OaO81kL6EM&index=37&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA

!)Un po' d'Italia con Jovanotti e l'intramontabile Bella
https://www.youtube.com/watch?v=O2RccC7UCnY

!) Non potevo  non mettere lui! mitico Andres Calamaro dei Los rodriguez, compagno affidabile di queste giornate produttive. Sin Documentos
https://www.youtube.com/watch?v=BUKHMGiW_rY&index=11&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA

!) Spiritualmente non potevo omettere il capolavoro di questa canzone, unione di due culture differenti di musica, fa sognare, segna il mio percorso. John Tesh & Robert Mirabal - Valley Of Dreams
https://www.youtube.com/watch?v=WtFVemMLho4&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA&index=3

!) La mia critica quotidiana alla società. Eddie Vedder, Society 
https://www.youtube.com/watch?v=xNaaQDrUfwc&index=15&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA

!) Le origini sono importanti, questa canzone mi ricorda il mio paese e quello che non dimenticherò, serate di sguardi annebbiati e sorrisi incerti. Jimi Hendrix, Hey Joe
https://www.youtube.com/watch?v=DpkDdLZGg30&index=1&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA

!)Scoperti da poco, già mi viene voglia di prendere su il mio zaino. Arcade Fire, Deep blue
https://www.youtube.com/watch?v=cDIRT_NEMxo&index=8&list=FL-yEpD97GcnqQuCrdhqbsTA




!) Vedi anche Dreamers non scomparsi

giovedì 13 novembre 2014

Fellini e nostalgie

Pubblicato da alle 9:17 PM 0 commenti
Chi non conosce Fellini? ebbene tutto a Madrid mi ricorda Fellini,
Il professore che ammicca mentre fa finta di non accorgersi della mia disattenzione, la pioggerellina fresca e fastidiosa che disturba il pellegrinaggio verso la stazione delle metro, i ragazzi che incredibilmente giocano nelle piazze del mercado del rastro, scambiandosi le figurine e facendo roteare oggetti di legno che le vecchie generazioni chiamano "Trottole" (o Peonza in castigliano). Il chiacchiericcio delle vecchiette per le strade, che elencano gioie e dolori di tutto il circondario.
Odora di casa mia e anche se non c'è la nebbia e non è la stessa cosa, una canzone suona dolcemente nelle orecchie


Quello che NON mi piace di Madrid: La biblioteca nacional

Pubblicato da alle 8:55 PM 0 commenti
Sono incapace di stare tranquillamente seduta a non pensare, soprattutto nelle mattinate come queste, dove la pioggia arriva puntuale alle 8.00 e sembra non risparmiare nessuno (nemmeno a Madrid); dove realizzi senza tempestività di aver sbagliato modello di scarpe per una giornata del genere, di non avere abbastanza soldi per l'autobus e decidere di procedere a piedi. Ebbene questi sono i momenti in cui il mio cervello lavora sodo, mandandomi in esaurimento con le mille questioni che produce fino a giungere a quelle irrisolvibili attualmente. Quindi oggi camminavo, riflettevo sul fatto che tutti sospirano di gelosia quando dico che spendo le mie giornate "in questa fetta di paradiso", quasi tutti bistrattano la mia Italia, quando invece, solo stando lontana realizzo di che razza di paese abbiamo fra le mani.
Così decido di iniziare una rubrica un poco insolita, ma che potrebbe avvicinarvi, miei cari lettori, alla concezione che non passa mai di moda: "l'erba del vicino è sempre più verde".
Quello che non mi piace di Madrid.

La prima cosa che mi viene in mente è una parola che il mio professore di ètica usa così volentieri da sembrare una canzone: Cutrez, che in italiano, può essere tradotta con Banalità.
Alt! fermi tutti, non sto dicendo che Madrid è banale, tutt'altro. Però noto un certo grado di banalità nelle attività della gente, soprattutto dei miei coetanei. E, malheureusement, io paragono un poco tutto alla cara Bologna. La cultura che scorre nelle vene di questa città è differente da quella a cui sono abituata ed esposta nella mia terra.

Prima delusione; La biblioteca nacional, vi ricordate quanto ero felice di andarci? quanto non stavo più nella pelle? ebbene, francamente mi pare la personificazione esatta della persona tutta votata all'estetica.
Una facciata da sbalordire, mozzare il fiato, entrando mi sembrava di essere "un eletta", ma ecco che bruscamente vengo riportata alla realtà dal complesso burocratico per entrare:
Bodyscanner (upss avevo scordato il porto d'armi), personale che mi scruta seccato, un'ora di compilazione di fogli in cui non contenta dei dati spagnoli di residenza, la responsabile, mi ha fatto un interrogatorio personalizzato su cosa ci facesse un'italiana in una biblioteca spagnola (sicuramente cercavo menti eccelse per fondare una banda mafiosa in Spagna). Finalmente una bella foto per concludere questa apocalisse ed ecco che arriva l'amara scoperta: "I libri non si possono portare a casa", suona come la campana della morte nelle mie orecchie. Vendendomi interdetta, la signora mi consegna due pagine stampate male riportanti le biblioteche di Madrid in cui avrei avuto una maggiore dose di libertà, e mi accompagna gentilmente all'uscita dell'ufficio.
Mi consolo ancora pensando che a necessità sarei venuta a leggere fra quei muri imperiosi e tutta contenta mi avvio verso l'entrata, "finalmente" mi dico.
Ebbene, tralascio particolari non proprio piacevoli di un personale assolutamente assente e una biblioteca che pare più che altro uno schedario di un ufficio imposte, le quattro pareti di libri per ciascuna "zona" (est e ovest) accompagnati da piani "proibiti" e inaccessibili ai comuni mortali, che scopro essere uffici, mi lasciano a bocca asciutta. Certo le mie aspettative erano molto alte, mi immaginavo una Bibliothèque nationale de France



O quantomeno lo splendore della Sala Borsa di Bologna...Sing!---> Leggimi

 Chiedere consiglio alla gente del luogo non serve. Pare non esserci un'altra biblioteca fornita quantomeno bella e famosa a Madrid. E questa sarebbe una severa mancanza, ecco perché invece la troverò! A costo di star sul cavolo a tutti i bibliotecari della capitale!





venerdì 7 novembre 2014

Madrid, Che casa sarebbe senza le Tedesche?

Pubblicato da alle 12:09 AM 0 commenti
Oggi sono molto eccitata! Dopo una settimana passata sui libri (no no, cari amici, non è uno scherzo qua si studia davvero!) Domani finalmente visiterò la grande bella, Biblioteca Nacional di Madrid!
Non sto più nella pelle! farò la mia targhetta per portarmi a casa montagne, colline di libri!. E anche se il mio spagnolo è ancora zoppicante (soprattutto sulla maledetta Jota, non posso dire una parola senza sputacchiare tutto il liquido dalle mie ghiandole salivari) prenderò un bel libro di narrativa, indovinate ho già il nome: "El bosque animado" di W. Fernandez Florez.
Vi saprò recensire l'opera fra un triliardo di anni, quando lo avrò terminato.

Stasera non ho da lamentarmi, però vorrei tanto parlare di uno stereotipo troppo comune che, guarda caso, ruota con insistenza attorno ai tedeschi.
Spesso mi chiedono dall'italia: "Ma vero che sono freddi come il ghiaccio della ghiacciaia più congelata che possa esistere, tanto è vero che i pinguini li evitano?"
Beh. Questo stereotipo (rullo di tamburi) è, ahimè, vero!.
Tuttavia devo spezzare una lancia a favore dei freddi. Sanno essere amabili. E quando lo sono, ti senti davvero importante.
Forse è il caso di parlare delle due "Der Himmel" (nome arbitrario applicato alle mie compagne di appartamento in momenti di sconforto, con l'unico significato di: "il cielo" nella lingua dei freddi)
Rispettivamente educate, rispettose, i due piccoli sergenti hanno applicato tutte le regole fondamentali per una convivenza adeguata: "Il dia de limpia" chiamato giorno dello sbattimento, rigorosamente a rotazione, si pulisce una parte della casa, con successiva ispezione per comprendere se tutto è stato pulito a dovere. Non parlando del "dia del dinero" ognuno versa la sua quota per le spese obbligatorie mensili.
Contrariamente a tutte le aspettative le der himmel, hanno sviluppato una certa simpatia nei miei riguardi, mentre è assolutamente evidente il gesto di disappunto che mandano giornalmente alle altre due della casa. Ci sono certe serate che la bionda, la più temibile, marcia e sbatte alcune porte, accompagnando i suoi passi da imprecazioni in aramaico antico, a quel punto, l'italiana corre nella mia camera e tremante si infila nel letto, paurosa di aver combinato "un'altra delle sue".

Tuttavia non posso non dire che grazie a loro si mantiene un certo equilibro in una casa popolata, dove alcune regole, volenti o nolenti, garantiscono un certo grado di "decenza", (chiaro che se vivessimo solo con la francese, a questo punto avremo avuto uno stagno improvvisato in bagno con tanto di nutrie e toporagno e una collezione di formicai in salone).

La bionda mi è particolarmente affezionata, mi sorride amabile e mi dice parole dolci quali: "Tu non mi dai mai fastidio", "Buongiorno cara", per non parlare di quando m'invita a sedermi nel divano con lei per vedere un film e i nostri piedi si sfiorano per sbaglio. Insomma, tocco il cielo con un dito!.

Devo proprio sottolineare che l'esagerazione è propria di questo articolo, ma che ci volete fare...sono fatta così! Suvvia, due risate e guardatevi questo video!----> Der Himmel


A domani mia amata!

sabato 25 ottobre 2014

Storie di una casa a Madrid

Pubblicato da alle 1:52 AM 0 commenti
Cari lettori con la testa fra le nuvole, dovete sapere (e alcuni di voi lo sapranno benissimo), che quando si vive per un periodo più meno lungo all'estero, è come se la tua "vecchia vita" non fosse mai esistita.
Immaginate per un secondo, chiudete gli occhi. Non esistono i problemi che avevate, voi potete essere chi volete essere; un giorno voglio essere una ragazza timida e riservata, il giorno dopo la regina di una festa.
Nessuno vi conosce, il giro di persone che incontrate a Madrid è talmente ampio che potete permettervi il lusso di scegliervi chi davvero vi piace e che volete al fianco. Senza quell'assurda paura che si materializza in silenzio nell'animo, la solitudine.

Mi sento ospite in questa città, mi sono munita di un bagaglio di umiltà perché non so ancora come si coniuga il verbo "andare" al passato e sicuramente ancora non posso con precisione mandare "a quel paese" la signora che cucina pesce e uovo fritto tutti i santi giorni nell'appartamento sotto di me.

Ho tutto quello che mi serve; una casa  bohemien catapultata dagli anni della dittatura di Franco e tenuta insieme con poca carta da parati ingiallita, ma mi è molto cara. Sarà che per trovarla sono dimagrita 3 kg, consumato tutte le mie scarpe, imparato i percorsi della metro a memoria, sudato tutta l'acqua che avevo in corpo sotto un sole anomalo e questionato in 4 lingue diverse con altri migliaia di studenti che erano interessati.
Siamo in cinque. Tutte donne. Due italiane, una francese, due tedesche.

Direte voi se sono impazzita completamente, ma dovete sapere, cari lettori, che oltre che imparare il verbo andare al passato, io devo assolutamente e con urgenza, limare aspetti di questo carattere battagliero che madre natura (santa donna) mi ha donato.
La tolleranza è il primo punto, credo che sia giusto parlare della Francese.
Posso dire senza paura che è la ragazza più... em... particolare che abbia mai conosciuto. Insomma ne ho conosciuta di gente strana, ma lei scala rapida la classifica.
Magra, in costante combutta con i suoi fianchi, con capelli lunghi che sventola volentieri sui piatti mescolandoli per bene e dandogli quel retrogusto notevole, perennemente in fase "nature" con i piedi scalzi per ogni dove e in ogni momento.
Al principio pensavo fosse la "tipica" francese che vive nella mia fantasia, tutta trine e merletti.
Naaaaaah. Eccola che mostra il suo animo aggressivo mentre mi spinge incessantemente la spalla o butta giù la porta della mia camera, perché deve raccontarmi, (alle 5.00 di mattina, dopo una giornata massacrante passata su un banco di scuola a cercare di capire che c'è una fondamentale differenza fra "Joder" e "Jugar"), del suo chico Messicano che non le ha risposto al messaggio confuso e chilometrico che gli ha mandato due minuti prima.
Altrettanto interessante è la tecnica di arraffo che possiede; quando le presti maglie, scarpe o altro che non rivedi per settimane e se casualmente entri nella sua "caverna" chiedendogliele indietro, inveisce cercando di convincerti che sono sempre state cose di sua proprietà e che ti stai sbagliando e tu, distrutto, te ne vai a dormire perché sono settimane che non chiudi occhio decidendo di provarci il giorno seguente (il famoso "domani lo farò").
Credo di non aver mai avuto un sentimento così altalenante per una persona, a momenti vorrei semplicemente tirare fuori il coltello dalla lama affilata (l'unico che teniamo in cucina e ci litighiamo ringhiando come cani) e farle vedere come si applica una incisione alla giugulare, altre volte mi piace il modo in cui cantiamo Edith Piaf mentre cuciniamo.

Si, la cucina è il nostro Dio, la nostra oasi nel deserto, corriamo a casa solo per abbracciare il frigo e siamo in costante debito di zuccheri.
Mangiare fuori? Si tutto a un euro, si va bene, si spende poco in Spagna ma per dirlo come il padre della Italiana: "Questi tapas no me tapan niente". Sul serio, i piccioni mangiano di più. Così che vedi queste poverette, tornare a casa più affamate di prima e buttarsi a piangere sui resti del giorno prima, sperando di essersi ricordate di fare la spesa.

Il bagno è altro oggetto di attenzioni notevoli: piccolo ma bello e dotato dell'unico oggetto che ci dona il Karma positivo, il bidet!!.
In genere per le altre tre è un elemento senza valore (un lava-piedi?!), un abbellimento inutile, ci mettono le mutande quando la lavatrice è occupata, ma per noi le italiane della casa, è il paradiso all'improvviso, guai a chi ce lo tocca, a chi lo critica!.
Fortunatamente siamo quasi tutti abbastanza civili, anche se spesso è partita l'idea di mettere un numerino di attesa e un conta-minuti per impedire di spendere troppo tempo in bagno, ma poi il tutto è stato accantonato. Sarà che siamo proprio noi due, le italiane a spendere le giornate chiuse in quell'angolo d'infinito.


!)Vedi anche: Quello che pensano gli spagnoli
!)Vedi anche: Madrid la maestosa
!)Vedi anche: Italiani oh... Italiani!



martedì 11 febbraio 2014

Buone Belle cose a Bologna (parte uno)

Pubblicato da alle 6:17 PM 0 commenti
Passeggiando per le vie del centro, quasi non mi sono accorta che correvo. Con tutti questi numeri, queste scadenze lavorative, universitarie, viviamo la vita come una maratona! Qualche volta ci si stanca, così lasciamo andare avanti gli altri, ci ritiriamo a lato della carreggiata magari gustando un sorso d'acqua o un EstaThè (pubblicità gratuita), mentre discorriamo con qualche fan che fa il tifo per noi, per poi ripartire rinvigoriti grazie a quella sosta.
Oggi apro la sezione "Buone Belle cose a Bologna" dove raccolgo momenti, fotografie, attimi, impressi in questa vita che scorre come un fiume in piena.          

I soffitti dei portici di Piazza Cavour
(Piantatela di guardare in terra! spiegatemi che diavolo c'è di così interessante nelle mattonelle e negli sputacchi della gente!)



La semplicità della Basilica di san Domenico (poco distante da Piazza Cavour) Io la chiamo "La chiesa dai lampadari lunghi", all'interno si trova la tomba del santo Nicola Pisano



 È molto caratteristico "il podio" dove il parroco recitava la messa



Raggiungere con fatica la cima della torre degli Asinelli (97,20 metri) arrampicandosi lungo (498 gradini) La torre pende verso ovest (2,32 metri) è stata una bella avventura, considerando il fatto che soffro irrimediabilmente di vertigini (il colmo dei colmi che mi vergogno ad ammettere) e mi sentivo male ad ogni piano che riuscivo a superare! Ma ne è valsa la pena direi... !Volete saperne di più? QUI



    





mercoledì 18 dicembre 2013

Quello che pensano gli Spagnoli delle coppie Italiane (si spera di no)

Pubblicato da alle 10:37 PM 0 commenti
Finalmente ho cominciato ad approfondire seriamente lo studio di questa lingua piena di passione, che è lo spagnolo. I miei coinquilini cominciano a odiarmi! La mattina sintonizzo su: "RETVE" (proprio perché disprezzo con tutto il mio corazón, il famoso "Telecinco") mi ascolto tutti i telegiornali in diretta divertendomi un mondo, mentre tutti gli altri mi passano accanto sbuffando e imbottendosi di caffè. Il pomeriggio, dopo lezione all'università, non vedo l'ora di leggermi uno dei blog più stimolanti del pianeta internet : El manual de un buen vividor, mi spiace solo non avere QUEL livello in cui capisci di conoscere davvero una lingua... quando indendi l'ironia e il parlare colloquiale, a tu per tu. (Due paroline sull'ironia spagnola dovrò spenderle prima o poi...). Per finire, una bella chiacchierata su Skype con i miei Chicos y Chicas spagnoli.
Ormai in casa lo sanno, mi sopportano, il problema sorge quando arrivano eventuali ospiti che io accolgo con due baci nelle guance e un ¡Hola! molto espressivo, cosicché posso provocare due diversi pensieri: "Questa è matta" (etichetta che mi accompagnerà per sempre da quel momento in poi), oppure, soprattutto da parte dei ragazzi; mezzi sorrisi e l'inequivocabile: "Questa ci sta!".

Comunque, girovagavo per il mondo virtuale spagnolo e inciampo in una pagina con un titolo che attira la mia attenzione: "La etiqueta de las citas en Italia", in parole povere, gli appuntamenti (galanti) in Italia.
Ed ecco che la mia conoscenza ristretta della lingua mette in luce tutti gli stereotipi (paurosi davvero!) che l'articolo urla su di noi.
Tra i più....em...insopportabili ho rilevato:

Gli uomini italiani che cercano due qualità importanti nelle ragazze: la bellezza fisica e la capacità di essere ottime casalinghe, occuparsi della cucina, la pulizia e la cura dei bambini. Per attirare gli uomini italiani, le donne dovrebbero mantenere il fisico e sottoporsi a trattamenti estetici per migliorarlo.

Tolto il fatto che questa è più una SPERANZA, io spero, me lo auguro, imploro, che non sia realmente così, anche se tante volte, tante esperienze, tante persone che conosco fanno lo stesso identico ragionamento, che getta le radici da tempi ignoti per collimare negli anni '50. 
Oggi nel XXI secolo è ancora così?, volete dirmi che non siamo ancora considerati organismi ben sviluppati, con un cervello per pensare e la grandiosa capacità di essere intelligenti? Ditemelo che la nostra più grande aspirazione non è cambiare il pannolino a un pupo...

Ragazze e ragazzi Italiani sono belli e romantici, tanto che, persone di altri paesi, vogliono uscire con loro per flirtare o considerando relazioni a lungo termine. 

ahahhahahahaha Beh...buona fortuna!

È necessario tenere a mente che alcuni uomini vogliono solo flirtare senza farsi coinvolgere in un rapporto. Tradizionalmente, ancora oggi, i genitori di una ragazza faranno una ricerca sullo sfondo del carattere di un uomo in cui la figlia è interessata. 

Infatti mio babbo tutte le volte in cui gli dico che esco con un ragazzo mi fa il quarto grado, "Chi è?, dove vive? quanti figli ha?" per poi trovarlo alla sera sommerso da montagne di scartoffie, che riportano l'intera vita del malcapitato, con tanto di voti scolastici conseguiti alle elementari... Ma per piacere! La Gestapo!

Perché gli uomini italiani amano le loro madri, le rispettano. Sono viziati da loro, una donna dovrebbe essere tollerante e evitare di essere gelosa di questo rapporto.

Ci risiamo...i cocchi di mamma... anche se ancora non sono sicura sia uno stereotipo o la realtà! Va bene, va bene accetto tutto, basta che il mio uomo si tolga il ciuccio quando guida.

La donna che va con un uomo italiano dovrebbe cercare certe qualità, come l'aspetto fisico, la sua educazione, il fascino e la sua sicurezza finanziaria. Certo, ci vogliono soldi per crescere i figli e sostenere il tenore di vita della famiglia. 

Si, perché noi povere donne siamo delle oche e probabilmente staremo tutto il giorno a casa ad allevare i cinque figli che abbiamo sfornato, figurati se ci cerchiamo un lavoro! ma vala!

!)Se siete pratici con lo spagnolo (ma anche se non lo siete) e volete leggervi queste righe dense di sapere trovate lo scritto redatto non si sa quando e da non voglio nemmeno saperlo a questo link: http://www.ehowenespanol.com/etiqueta-citas-italia-sobre_44674/
Felice lettura!!




martedì 26 novembre 2013

Ghost Bike per Rocco, Bologna

Pubblicato da alle 11:12 AM 0 commenti
Si chiamava Rocco, oggi in porta San Donato, in qualche modo, l'ho incontrato. Sono stata attratta dalla
bici bianca appesa alla cancellata adiacente alla segreteria studenti di lettere. Una Ghost Bike, ideata per ricordare, non solo un ragazzo di 25 anni travolto da un automobile il 21 dicembre del 2010, ma anche l'esistenza e sopravvivenza di una 'classe' debole e non tutelata per le vie di Bologna dove é precaria la cultura della guida.

"Era appena tornato dall’Erasmus a Berlino e mi ha mandato un messaggio su Facebook dicendomi che sarebbe andato a casa per Natale e che quindi ci saremmo visti a casa mia - racconta l'amica di Rocco sconvolta - Lo aspettavo, poi mi è arrivata una telefonata dal suo numero e un vigile mi ha detto che aveva avuto un incidente"

"Il ricordo rende immortali" diceva quel filosofo del mio babbo a metà fra il pensieroso distratto e il melanconico. Per una volta, non potrei essere più d'accordo!



martedì 5 novembre 2013

Quello "scantinato" di Bologna

Pubblicato da alle 11:53 PM 0 commenti
Credo che traslocare in un'altra dimora sia l'equivalente del rivivere la tua vita passata, in un susseguirsi di vestiti vecchi, lettere conservate in fondo all'armadio e mai tirate fuori, 1000 lire perdute nelle tasche di pantaloni piene di toppe, così come la moda del tempo voleva.
Adoro fare la valigia, ma non mi era ancora capitato di andare a frugare negli angoli più remoti della mia stanza e rimembrare con chiarezza tutto il mio passato. Quella camicetta rossa che mettevo per provocare quel ragazzino che viveva a due isolati da me, il primo cellulare, un Nokia scassato e ricoperto di sticker e cuori, quel maledetto bigliettino che N. mi fece trovare fra le pagine del diario che recita: "ti vuoi mettere con me?" Eravamo alle elementari, ma N. era straordinariamente precoce.
La mia vita e la sostanza di me, racchiusa in una valigia e in tre zaini. Forse pesano di più i libri, che i vestiti!
La mia nuova casa ha un lettino che pare più una brandina di un soldato in guerra, una finestrella che si affaccia sulla strada puzzolente del centro di Bologna, un armadietto a due ante e una nuova compagna di stanza. 
Tra un singhiozzo e l'altro, mia mamma mi ha riempito di cibo che non riuscirò a far entrare dentro le ante della dispensa, ha pensato bene di munirmi di tutti i prodotti di disinfestazione microbi che questo mondo ha progettato e, non contenta, mi ha comprato un cuscino con stampata la nostra foto (chiedendomi con quegli occhi da cerbiatto: "dici che é troppo?") Poi ho dovuto bloccarla quando voleva ritagliare e cucire etichette con il mio nome su tutte le mie mutande...in quel caso, mi sembrava troppo.

Non ho bisogno di molte cose in realtà, solo i miei libri, la mia musica e l'immagine di Elvis. Dopo di che mi sentirò a casa. 
Una cosa positiva c'è... Quello "scantinato" rappresenta la piccola conquista nel mio processo (ritardatario) di emancipazione!!! 

La cosa più succulenta di questo cambiamento é il fatto che sono diventata, di fatto, l'uccellino della casa, quello che spicca il volo, che gli viene perdonato tutto e viene accontentato su tutto. 
Per questo dico........ Fiera Cavalli a Verona arriviamo sabato con le prime luci dell'alba!


                       
    

mercoledì 30 ottobre 2013

L'avvoltoio e la bambina, 1994

Pubblicato da alle 11:26 PM 0 commenti
1994, mentre io crescevo felice e fortunata accontentata in tutto e curiosa nell'innocenza dei miei quattro anni, una bambina del Sudan si trascinava nella polvere e moriva, affiancata da un avvoltoio. 1994, in Sudan vi era una grande carestia provocata e alimentata dalla guerra civile che perdurava dal 1956.
Kevin Carter, cronista e fotografo, era testimone delle immagini orribili che la carestia stava provocando. In quell'anno Carter si era addentrato nella boscaglia che costituiva il paesaggio del Sudan e la sua fortuna, o sfortuna lo fece imbattere in flebili lamenti, che provenivano da un fagottino a terra. Era una bambina, una vittima della rabbia e del potere dell'uomo, si trascinava nella polvere arrancava, stremata, affamata e sola. 
Poco distante era volato un avvoltoio che seguiva con attenzione il corpocino stremato e aspettava paziente a ogni suo rantolo.
Carter aveva il cuore e le ambizioni del giornalista, il suo imperativo era "documentare, a ogni costo!"
Fece la foto che lo rese famoso, che gli fece conquistare il premio Pulitzer, poi scacciò l'uccello.
Alle domande seguenti, Carter non rispose mai sul destino della bambina. Nessuno sa che fine fece. Ma visse come un incubo insieme agli orrori del Sudan nella mente del fotografo.

La notte del 28 luglio del '94 Carter fissò alla marmitta del suo pick-up un tubo di gomma fino a farlo scendere nell'abitacolo, salì in macchina e avviò il motore. 

Lasciò un biglietto che citava: 
"The pain of life overrides the joy to the point that joy does not exist"

  Il dolore della vita prevale la gioia, al punto che la gioia non esiste




        
         



    

domenica 20 ottobre 2013

Bologna, fuga in Sala Borsa

Pubblicato da alle 1:26 PM 0 commenti
Passeggiando per le vie della città di Bologna si sentono discorsi filosofici sulla creazione del mondo, Kant, fisica dei Quanti ( per i coraggiosihttp://youtu.be/GFBZ7s0tmPg). BOLOGNA é cultura.
Per sfuggire al peso pressante delle mie idee, (o per fuggire dagli studenti di matematica che sembrano inseguirmi ripendomi 'Il numero é vita!!' come se fosse una parabola) mi rifugio in una libreria... Alt! Non é una comune libreria... É la più bella libreria dell'Emilia Romagna, a parer mio s'intende! Se ne sta lì, silenziosa e quieta, troppo spesso passa inosservata, forse per l'entrata poco ostentata (come molte cose splendide di questo mondo!)
La Sala Borsa


                 
   


Alcune informazioni di base:
Sito ufficiale: http://www.bibliotecasalaborsa.it/home.php
Costo tessera: Gratuita durata illimitata (se la perdi in genere ti fanno pagare 5 euro per rifarla, nulla di troppo dispendioso!, se denunci il furto la tessera viene rifatta gratuitamente, se hai meno di 14 anni non paghi comunque)
Aspetti negativi: crea dipendenza

La prima volta che inciampai nella Sala Borsa, fu perché pioveva a dirotto, tirava un vento gelido, i pensieri si congelavano in testa e l'unica cosa intelligente che pensai di fare era infilarsi nella prima porta aperta che trovai fra i 5 e i 7 metri di distanza. Poi ho scoperto il mondo che pulsava vivo dentro questo spendore di costruzione che viene bombardata, messa da parte e finalmente inaugurata come biblioteca nel 2001.

Ogni volta che l'università, i professori e gli studenti di matematica, mi danno tregua, mi rifugio in questo piccolo nucleo a cui sono legata da un affetto familiare e protettivo. Di certo comincio il mio giro con un caffè speciale nella caffetteria al piano terra, (oppure un bel thè verde così come lo preparava la mia buon vecchia nonnina) Dopo di che, mi fermo indecisa a osservare il pianoforte nero che prima o poi, avrò il coraggio di suonare!

                 


Poi corro a visitare per l'ennesima volta il "sottosuolo sassoso" così come lo chiamo in modo incoscente, trattasi di antiche rovine, reperti archeologi appartenute a diverse civiltà: Villanoviana VII secolo a.C., Felsina etrusca e Bononia romana 189 a.C.
Si possono scorgere dalla pavimentazione trasparente della Sala Borsa, è davvero divertente andare sotto, in uno spazio ovattato e distinto dal vociare discreto del piano terra e osservare le persone che camminano sopra di voi (Un consiglio spassionato donne, non mettetevi le gonne).

                 

                 
     

Poi si passa al primo piano, dove i vecchietti e i "vecchi Lord" saranno intenti a leggere il giornale. Certo in questa parte della Sala Borsa si potrà trovare di tutto, un tuffo nel passato con giacche a scacchi, cappelli foderati, pipa, occhialini a mezzaluna e fiore all'occhiello.


                 

Sicuramente prenderò in prestito qualche libro dalla biblioteca o qualche film, non senza essermi seduta in una delle sedie più comode della storia!

                  

E proprio qui studierò il mio libro "autoapprendimento" di spagnolo, rigorosamente edito da Assimil, perchè succede di sentirsi carichi di energia ogni tanto, succede di sentirsi un po' al freddo quassù... questa lingua mi ricorda le vacanze.

                 


       
Dopo mezzora mi sarò sicuramente annoiata, allora comincerò a vagare per i piani osservando la sala dagli angoli...

   
                 

       
Dai corridoi lunghi...

                
           
Dal basso...

                 

Dai piani alti...

                  
      
   
E scatterò foto artistiche come una cinese-turista impazzita!
   
                 
      
Poco prima di andare via farò sempre un salto all'auditorium Enzo Biagi. Qui, uomini e donne di cultura e di affari mi osserveranno accigliati e sorpresi dal mio abbigliamento da studentessadiunavita particolarmente vissuto. Ma non ci farò mai troppo caso!.
Ormai sono anch'io, Bolognese.

                    

        

mercoledì 9 ottobre 2013

L'uccello verde di Valencia

Pubblicato da alle 2:07 PM 0 commenti
I dettagli sono le cose più importanti. No, dico sul serio, state molto attenti nella scelta del vostro fidanzato/a osservate i dettagli, anche più piccoli... s'infila le dita nel naso quando non lo guardate? Osserva spesso l'orologio? Si mangia le unghie? Strabuzza gli occhi? dai piccoli dettagli capite se state per passare il vostro tempo libero con una persona -a posto- o che gli manca qualche giovedì.
Insomma è stramaledettamente importante osservare i dettagli. 
Ecco un dettaglio di Valencia, tutti siamo abituati a vedere la bella Plaza de la Vergin, o la movimentata via del Barrio del Carmen, era lassù nessuno lo guardava e se ne curava, ma come dettaglio, porta una leggenda!



                                          

Sembra un pappagallo? o forse è una gazza ladra? non saprei dire... ma è sicuramente un particolare simpatico del Mercado Central. La storia che lo caratterizza è un po' meno allegra!
La racconterò così...

Raul era un ragazzino magro, lavorava duro, non poteva andare a scuola perché aiutava il padre nella finca, era il più piccolo fra i fratelli ma con un gran cuore. Ma la bontà non aiutava molto in quei tempi bui. Un giorno il padre gli fa: "Niño andiamo al mercato a comprare un po' di pesce fresco"
e Raul tutto contento corre a prendere la sua sacca e si allaccia i sandali.
Una volta dinanzi al mercato il padre, visibilmente preoccupato e sudato, si ferma impalato al centro della piazzola. I mercanti e i clienti gli passano di fianco urtandolo, Raul solleva la testa mentre il sole gli brucia gli occhi, "Lo vedi quell'uccello lassù?" dice il padre senza guardarlo. E Raul solleva ancora più in su la testa finchè non lo scorge, quasi nascosto dai tetti prominenti del Mercado Central, "Secondo te che uccello è?" fa il padre. E Raul lo osserva, se lo immagina prendere il volo e raggiungerlo sino a posarsi sul lastricato della piazzola, forse è un pappagallo, di quelli tropicali, ma lui non li ha mai visti. Non si sa per quanto tempo resta lì a fissarlo, ma quando si volta non scorge più il padre. Lo chiama, piange disperato, ma fra la folla non lo vede, non lo vedrà più.

...Si narra che i poveri agricoltori che non riuscivano a sfamare la propria famiglia portassero in questo luogo i loro figli e, distraendoli dopo aver indicato loro l'uccello verde, andavano via abbandonandoli, los hijos avrebbero cercato e  trovato lavoro come operai in quel posto.


lunedì 7 ottobre 2013

Dreamers non scomparsi

Pubblicato da alle 10:30 PM 0 commenti
Oggi scrivo per quella categoria in via d'estinzione nel mondo moderno, quella classe di emarginati di cui cantava Eros Ramazzotti in "Dedicato a tutti quelli che..." quelli allo sbando, che rimangono dei sognatori, per questo sempre più da soli [...] In realtà più che soli essi stanno letteralmente scomparendo!.
Colpa del 2013? colpa di tutti questi miti che ci hanno rifilato a 15 anni e che sono stati tutti, uno per uno, disattesi e delusi?, colpa dei film violenti e troppo complicati che ci rendono nervosi invece che alleggerirci? Oppure è colpa del marchio Apple, Samsung, chilosa che ha messo nelle nostre mani marchingegni che tengono troppo occupati i cervelli per poter pensare ai sogni?.
Rimpiango i momenti in cui sentivo mio babbo tuonare dietro le mie spalle: "Devi stare con i piedi per terra!" e ho cominciato a preoccuparmi seriamente nel momento in cui, sorridendo amabilmente, mi ha sussurrato all'orecchio: "Ben fatto!".
Sognare non significa essere giovani. Ma essere intelligenti.
Perché senza sogni si vive in un mondo fatto di numeri, di schemi, di regole non nostre, di costruzioni fittizie e si finisce per scegliere sempre l'opposto di quello che si vuole.

Io volevo diventare un attrice, perché mi colpiva la capacità che avevano quei personaggi che vedevo migliaia di volte sul teleschermo di essere chi volevano, quando volevano. Quando ero piccola la consideravo una magia sensazionale e per essere franca, lo credo ancora.
Il mio compagno di giochi, un ragazzino tutto occhi e occhiali, voleva diventare pompiere. Ora è ingegnere, l'ho scoperto bianco come un lenzuolo lasciato ad asciugare al sole, con occhi bui come pozzi e occhiali più spessi. S'impegna per davvero, lavora in un'azienda importante, ha perfino i soldi per mantenersi! (e sottolineo, perfino), ma tante volte, senza farsi vedere, lo scopro sul divano intento a leggersi la pila di riviste: "Obbiettivo sicurezza, antincendio e protezione civile".

Dreamers, Sognatori.
Siamo una specie in via di estinzione, la causa è ancora sconosciuta, se in principio, la scomparsa dei sogni era stata attribuita all'età adulta, cinica e frustrata, oggi vediamo che avviene anche fra i giovani in età sempre più scolare. Un virus che deve essere arrestato e debellato.
Senza sogni non ci sono idee e se non ci sono idee non c'è speranza.

Prima di poter cambiare il mondo, devi renderti conto che tu, tu stesso fai parte del mondo. Non puoi restartene fuori a guardare dentro (The Dreamers - 2003 Bernardo Bertolucci).



Che ci succede quindi? ci siamo tutti rammolliti? abbiamo deciso di farci mangiare i nostri soffi di entusiasmo e di vita? diventiamo indifferenti?


Non importa quanto sia complicato, quanto sia considerato stupido, inutile, buffo, quanto si venga amareggiati, derisi, abbattuti. Freghiamocene di questo, apriamo la bocca per spiegare una, o cento volte, che ciò che facciamo ci rende FELICI e ci rende pieni dentro. 


Lottiamo e restiamo uniti in un sogno comune, quello di non perdere i colori che ci caratterizzano, che rendono questa vita densa e piena di senso vero. Non fittizio.
Torniamo ogni tanto con la testa fra le nuvole


E ora, uno fra i più bei sogni mai realizzati.








lunedì 29 luglio 2013

Arabi a Bournemouth

Pubblicato da alle 3:06 PM 0 commenti
L'anno scorso ho avuto una rappresentazione pressoché globale del popolo Spagnolo in vacanza. Quest'anno l'esperienza a Bournemouth mi ha portato alla scoperta di altri popoli, per cui nutriamo sempre troppi pregiudizi (spesso per ignoranza).

!) Gli Arabi
Ho tre "migliori amici" qua, due di questi sono Arabi. Qui a Bournemouth vanno forte, ma soprattutto sanno stupirti. Userò due parole per descriverli, sapendo di non essere affatto esauriente: Innocenti e allegri. Sono stati davvero una rivelazione per me, partiamo dal fatto che quasi la totalità degli arabi a Bournemoth provengono dall'Arabia Saudita. E quasi tutti stanno molto bene economicamente. Secondo quanto ho capito, in Arabia non esiste una "scala" o "classe media" si distinguono in 
medio ricchi/ricchissimi, o poveri/poverissimi, non c'è una via di mezzo. Questo spiega il fatto che molti di loro sono in Inghilterra da più di sei mesi!! (e vi assicuro che senza fare nessun lavoro sono circa 2.000 euro al mese, se stai attento con le spese).
Tutti sono Musulmani, i tre quarti ne praticano i fondamenti correttamente.

1. Ramadan chiamata allegramente da me "la tortura", qualcosa di assurdo che nella nostra lingua può tradursi come "digiuno". Vi assicuro che l'ammirazione che proviamo dinanzi qualcuno che esegue la dieta in modo perfetto é NULLA in confronto a chi pratica il Ramadan. Sicuramente la forma di massacro che mi renderebbe un ameba nel giro di tre ore. 
Il Ramadan dura circa 29/30 giorni, trattasi del periodo che decade nel "nono mese" secondo il calendario arabo, detto anche "Mese caldo". In questo periodo, per tutto l'arco della giornata, dal tramonto del sole,  fino alla sua scomparsa nella notte, i fedeli non devono assolutamente bere, mangiare qualsiasi cosa, che siano caramelle o cicche, fumare o fare l'amore. Nel momento in cui la notte avanza si da' il via a banchetti senza sosta. Lo scopo di tutto questo sarebbe la purificazione del corpo e dell'anima. Non si tratta di una barzelletta, chi non rispetta questa 'legge' contenuta nel Corano è punito penalmente. 
Possono astenersi malati o persone in viaggio. Fatto sta che tutti avrebbero potuto astenersi a Bournemouth, ma solo pochi degli arabi che ho conosciuto non praticano in questo mese. Tutti gli altri, li vedi girare come anime in pena, con visi smunti e bianchicci, con labbra secche e occhi stanchi, mentre tutti noi ci rimpinziamo davanti a loro allegramente come maialini. Credo di aver sfiorato il ridicolo quando ho chiesto per la ventesima volta, a un arabo, di prendere un morso dal mio panino, solo perché avevo paura svenisse da un momento all'altro.
Ma loro no, fermi e risoluti. E forse è questo uno dei lati del loro carattere che mi piace di più. Sono determinati e credono nella loro religione. 
Cosa che, molti cristiani non fanno affatto (tutte chiacchiere domenicali le nostre)

2. Religione. Il fatto è che tutti vedono la religione come vita. Adorano pregare, in ogni momento della giornata e sono felici quando arriva il giorno di andare alla Moschea, lo vivono come noi viviamo una giornata al mare con gli amici. E ciò non può fare altro che stupirmi. 
Poiché, essendo sincera, quando ero piccola l'idea di andare in chiesa alla domenica, equivaleva all'ingoiare la medicina amara della nonna quando ero malata. C'è chi mi ha detto stringendomi le mani: "pregherò per te Elllissa, perché tu possa camminare sempre nella luce". Quasi mi sono commossa.

Il mio rapporto con loro si può descrivere in molti modi. Diciamo che il mio modo di fare allegro e i miei contatti amichevoli sono stati presi sempre in modo diverso, anche perché diciamolo pure, non sono abituati ad avere amiche femmine! 

La proposta di matrimonio
Arriva questo mio compagno di scuola nel mio appartamento, si siede serio nel mio soggiorno e mi fa:
"Elissa, a te piacerebbe andare a vivere fuori Italia?"
E io, ingenuamente: "Si, perché no?"
Pausa. "Sai, potresti venire con me in Arabia ed essere la mia prima moglie"
Io ci scherzo su: "Ma lo sai che sono gelosa! e quando avrai la seconda e terza moglie? o adirittura la quarta?" 
E lui sempre calmo e serio: "Vorrà dire che avrò solo te"
Io continuo: "Ma non mi piace fare la moglie, odio pulire, cucinare..."
Pausa. Ci pensa un po' su. "Allora è meglio che tu sia la mia seconda moglie, la seconda moglie non deve fare nulla si diverte e basta, ti prenderò anche la donna che pulisca casa. Ok?" 
Avrei dovuto accettare!!

Convertiti e ti salverai
C'è chi mi ha consegnato una lettera tutta profumata e ben sigillata in cui mi scriveva:
"Ellllliiiiisssa, io desidero che tu possa salvarti e quindi spero che ti convertirai all'Islam perché Allah potrà salvare la tua anima, ti scrivo questo perché ti voglio molto bene e vorrei tu fossi con me anche in altra vita."
Alla lettera ho risposto subito, spiegando il perché e percome sono cristiana e come le nostre religioni, sebbene opposte e differenti, dovrebbero imparare a convivere e a rispettarsi a vicenda.

Il resto del mondo arabo a Bournemouth mi è particolarmente caro e amico. Ho conosciuto persone speciali che, con le loro differenze, mi hanno arricchito di conoscenze in più, molti pregiudizi sono svaniti e ora, prima di saltare a luoghi comuni ci penso sempre un poco in più. Spero solo di aver trasmesso la stessa passione che loro hanno trasmesso a me, parlando della mia cultura e della mia terra. La mia unica bellissima insostituibile Italia

!)Alcune parole arabe che ho imparato:
Habibi - ovvero amore in arabo (il mio soprannome a Bornenouth... Secondo me perché non si ricordavano il mio vero nome!!)
Marhaba - Salve/ciao
Ma'aa salamah - Arrivederci
Shukran - Grazie
Tayyib - Va bene
Kayf haalak - Come stai?

!) La bella canzone araba che mi hanno insegnato



La Mecca






Bournemouth tra ricchi ed educati

Pubblicato da alle 2:59 PM 0 commenti
Pioggia e sole in Inghilterra, il mix perfetto per cui impazziscono i miei capelli, improvvisamente si agitano come se ballassero zumba sulla mia testa e tentano di strozzarmi.
Ma tanto di cappello alla bella Bournemouth. Da quando sono qui (24 giorni esatti) il sole ha accompagnato le mie giornate e abbronzato la mia pelle in un modo così aggressivo che quasi sono felice che oggi piova!. La cosa incredibile, stupenda dell'Inghilterra, è che le giornate di sole non sono quasi mai afose (forse una volta ogni mille anni) per cui tutto ti sembra più delicato, piacevole e frizzante! l'aria fresca in contrasto con i bollenti raggi dorati, ti caricano non ti rammoliscono!.  Penso con terrore al caldo torrido e umido della mia cittadina...

Parlando di Bournemouth devo riportare l'impressione che mi sono fatta di questa città e della gente che vi abita. 

!) Non mi azzardo a dire che Bouremouth è la "tipica città inglese", è molto curata nei dettagli, molto semplice, fatta di poche cose ma essenziali. Purtroppo è costosa, molto più di Liverpool, ma essendo sul mare è comprensibile!, 
Esiste un super mercato essenzialmente dedicato a chi non ha molti soldi da buttare, si chiama ASDA ed è una sorta di gigantesco apparato di cibo da 1, 2 pound. Attenzione a quello che comprate, ho sempre l'impressione che sia cibo avvelenato visto il prezzo, fino ad ora nulla mi è successo. 
Tutto il resto è in poche parole costosissimo, dal mangiare in un ristorante, al girare per la città in bus (con la compagnia yellow bus, un abbonamento mensile è di 50 pound!!), i ristoranti italiani come sempre, sono numerosissimi e battono il primato di "non facciamo economia", quindi, avanti di Burger KIng e Mc Donalds (o Subway).
Altro elemento mediamente negativo è il prezzo delle discoteche. Si lo so, in Italia siamo avvezzi a sborsare denaro per divertirci un po', ma ricordo chiaramente che a Liverpool ci divertivamo a cambiare tre o quattro discoteche alla sera (erano tutte stra-gratuite!). A Bourne abbiamo un piccolo limite di tempo, di solito fino alle 23.00 si entra free, in seguito si sborsano 2, 3 pund. Il più famoso e costoso night club può essere di certo Helo (6 pound) ma ne vale la pena, la prima discoteca che incontro a essere dentro una chiesa.
Bourne è una città piccolina, piena di "casette in canadà" che rendono il paesaggio davvero colorato e rilassante. Insomma, voto 8. 
Se dovessi suggerire un città in cui imparare l'inglese di certo, direi Bournemouth. Sai che storia dopo lezione andare in spiaggia?

!) Ho parlato spesso della famosa "educazione all'Inglese", ebbene, se a Londra è un'educazione ostentata, dettata dalla cultura, ma affettata (sfido io a essere sempre gentile tutto il giorno con milioni di turisti che ti chiedono informazioni come se fossi un libro-guida), a Bournemouth abbiamo l'essenza della gentilezza, se chiedi un'informazione o dove si trova un determinato posto a un personaggio del posto, questo non ti indica dov'è... ti ci porta!! ovviamente non mi è capitato ogni volta che ho chiesto disperata dove fosse un Burger King o una fontanella a cui abbeverarmi, ma 5 volte su 10 sono stata letteralmente accompagnata sul posto. (E nessuno mi ha chiesto soldi) Quindi, un inchino per gli abitanti di Bournemouth, che nonostante i milioni di turisti inglesi del fine settimana riescono a guadagnarsi il diploma della super cordialità.


About

contadores de visitas ukraine brides
contatori per blog

Licenza Creative Commons
Fra le Nuvole is licensed by
Creative Commons Attribuzione - Non commerciale .
 

Fra le nuvole Copyright © 2012 Design by Antonia Sundrani Vinte e poucos